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Crisi ospedali, la Calabria corre ai ripari: una legge regionale per reclutare medici in pensione

Il prossimo lunedì 16 gennaio, l’aula di Palazzo Campanella ospiterà una seduta monotematica cruciale per il futuro della sanità territoriale. Al centro del dibattito ci sarà la drammatica carenza di camici bianchi che sta portando al collasso diverse strutture, con un focus particolare sui presidi di Polistena e Locri.

La decisione di convocare l’assemblea è giunta al termine della Conferenza dei capigruppo guidata da Salvatore Cirillo. Si tratta di un impegno concreto assunto dopo le recenti proteste dei cittadini e degli operatori sanitari della Piana, dove la carenza di anestesisti e rianimatori ha ormai superato la soglia di guardia, minacciando la chiusura dei reparti e il blocco totale degli interventi chirurgici.

Il ponte legislativo per evitare il blocco dei servizi

Sebbene a livello nazionale sia in discussione un emendamento al decreto Milleproroghe per permettere ai medici in pensione di restare in servizio, i tempi della burocrazia romana sono stimati in circa due mesi. Un’attesa che la Calabria non può permettersi. Per questo motivo, Salvatore Cirillo ha depositato una proposta di legge regionale, sottoscritta dai capigruppo di maggioranza Brutto, Giannetta, Mattiani, Caputo e Pitaro, volta a creare una corsia preferenziale immediata.

Nella relazione che accompagna il testo, i firmatari sottolineano la gravità del momento: “La sanità calabrese attraversa una fase di profonda riorganizzazione ma persistono difficoltà strutturali nel reperimento di personale medico qualificato attraverso le procedure ordinarie”.

Incarichi di lavoro autonomo per i medici in quiescenza

Il cuore del provvedimento risiede nella possibilità di conferire incarichi di lavoro autonomo a medici già in pensione, sfruttando il loro bagaglio di esperienza per tamponare i vuoti d’organico nei settori più critici. I professionisti verranno reintegrati principalmente nei servizi di emergenza-urgenza, nei Pronto Soccorso e nei reparti di Anestesia, Medicina Interna e Chirurgia Generale.

Per garantire la qualità del servizio e la sicurezza dei pazienti, la legge prevede requisiti rigorosi. I medici richiamati dovranno dimostrare la piena idoneità psicofisica e non aver ricevuto sanzioni disciplinari gravi nell’ultimo quinquennio. I contratti avranno una durata di 12 mesi, con una sola possibilità di rinnovo, e saranno costantemente monitorati dalle Aziende sanitarie provinciali.

Sostenibilità economica e prospettive future

Sotto il profilo finanziario, la manovra non peserà ulteriormente sulle casse regionali. I fondi necessari verranno infatti attinti dagli stanziamenti che le singole aziende sanitarie hanno già a disposizione per la gestione del personale. Questa soluzione è stata concepita come uno strumento temporaneo, un “ponte” necessario per mantenere attivi i servizi essenziali mentre si attende che i concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato e le riforme nazionali producano i loro effetti.

Il passaggio in aula di lunedì rappresenterà dunque un momento della verità per la politica regionale, chiamata a rispondere con urgenza a una crisi che rischia di negare il diritto fondamentale alla salute a migliaia di cittadini.