Il risanamento ambientale del Sito di Interesse Nazionale di Crotone subisce una brusca battuta d’arresto.
Quello che doveva essere il percorso verso la rinascita del territorio si è trasformato in un vicolo cieco tecnico e burocratico dopo il rinvenimento di scorie radioattive Tenorm in aree dove la loro presenza non era mai stata prevista dai rilievi iniziali.
La scoperta ha colpito in particolare la discarica a mare dell’ex stabilimento Pertusola, portando Eni Rewind a sospendere gran parte delle attività avviate lo scorso giugno. La decisione, formalizzata l’8 gennaio, è apparsa come un atto dovuto di fronte a una realtà oggettiva: la mancanza di impianti pronti a ricevere tale materiale. In un’area di circa 50 metri quadrati, con una profondità di quasi due metri, sono emersi rifiuti che superano le attuali capacità di smaltimento nazionali e internazionali.
Il giorno successivo alla sospensione, Eni Rewind ha inviato una nota ufficiale al Ministero dell’Ambiente e alla Prefettura di Crotone per confermare l’adozione delle prime contromisure. Nella comunicazione, la società ha specificato che «il materiale rinvenuto sarà sottoposto a specifica analisi chimico-radiometrica, i cui esiti saranno comunicati appena disponibili», sottolineando la necessità di isolare immediatamente l’area interessata per garantire la sicurezza.
Questo nuovo ostacolo si aggiunge al precedente blocco degli scavi nell’area ex Agricoltura, dove erano già stati individuati materiali radioattivi e frammenti di amianto. Il dato che preoccupa maggiormente è la natura imprevista del ritrovamento presso l’ex Pertusola. Secondo la relazione tecnica della società, le indagini preventive condotte negli anni scorsi non avevano lasciato presagire uno scenario simile.
«Le analisi di caratterizzazione propedeutiche agli interventi di bonifica hanno evidenziato la presenza di rifiuti pericolosi e non pericolosi, coerenti con le lavorazioni di metalli a suo tempo gestite da Pertusola», si legge nel documento tecnico di Eni Rewind. La società aggiunge inoltre che «nessun campione in fase di caratterizzazione e di analisi propedeutiche all’avvio degli scavi aveva evidenziato la presenza di Tenorm che è invece nota e rilevante nella discarica di sito ex Fosfotec».
Di fronte a questo stallo, l’azienda ha sollecitato la Prefettura a convocare con urgenza la Commissione consultiva per la protezione radiometrica. L’obiettivo è quello di trovare soluzioni tecniche percorribili per gestire i materiali Tenorm che ora risultano distribuiti tra l’area ex Pertusola, la discarica ex Fosfotec e l’area ex Agricoltura. La società si è detta pronta a «presentare i contributi tecnici di propria competenza, utili a consentire la definizione delle misure protettive e correttive percorribili».
Mentre il grosso del cantiere rimane fermo, i lavori proseguono a ritmo ridotto solo nella Zona Gessi e nell’area ex Pertusola Nord, dove sono in corso interventi di messa in sicurezza previsti dal Piano operativo.
Sul fronte dello smaltimento, i materiali pericolosi privi di radioattività continuano a viaggiare verso la Svezia, mentre i rifiuti non pericolosi vengono trasferiti in altre regioni. Finora sono state rimosse 37 mila tonnellate di rifiuti, ma il futuro della bonifica resta legato a doppio filo alla risoluzione dell’enigma delle scorie radioattive.



