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Emergenza occupazione in Calabria: l’appello di De Cicco per tremila famiglie

Il consigliere regionale Francesco De Cicco ha acceso i riflettori su una crisi lavorativa che rischia di travolgere il tessuto sociale calabrese, definendo lo scenario attuale come una situazione grave e non più rinviabile che riguarda direttamente tremila nuclei familiari.

Il cuore della denuncia risiede nel paradosso di migliaia di professionisti che rischiano l’espulsione dal mercato del lavoro non per carenza di competenze, ma a causa di rallentamenti burocratici e scelte amministrative che potrebbero essere risolte con una volontà politica tempestiva.

I settori della crisi: sanità e appalti pubblici

La sanità calabrese emerge come uno dei nodi più critici della vicenda. Nonostante una cronica carenza di organico che affligge le strutture regionali, circa duecento operatori inseriti nella graduatoria per la Centrale unica di risposta restano in attesa di impiego. Sebbene la validità della graduatoria sia stata prorogata, questi lavoratori non sono mai stati chiamati in servizio, privando i cittadini di prestazioni essenziali e lasciando i professionisti in un limbo occupazionale.

Un fronte altrettanto allarmante è quello legato agli appalti dei servizi Enel. In questo comparto, il rischio riguarda circa mille lavoratori calabresi sui settemila impiegati a livello nazionale. Il timore principale è legato alla possibile eliminazione della clausola sociale prevista dalla legge 11/2016, uno strumento fondamentale per garantire la continuità territoriale e lavorativa durante i cambi di appalto. Senza questa tutela legale, i nuovi contratti potrebbero trasformarsi in una manovra di licenziamento collettivo mascherato.

La precarietà strutturale nella pubblica amministrazione

Il terzo pilastro dell’allarme lanciato da De Cicco riguarda la pubblica amministrazione, dove circa mille dipendenti operativi in tribunali, centri per l’impiego, ministeri e siti culturali affrontano la scadenza imminente dei propri contratti. Per queste persone, la promessa di una stabilizzazione definitiva appare ancora lontana, trasformando la precarietà in una condizione strutturale e insostenibile.

Il consigliere regionale ha richiamato con forza le istituzioni, chiedendo alla Regione Calabria un ruolo di coordinamento attivo nei tavoli nazionali e sollecitando il Governo centrale a garantire il rispetto delle norme sulla continuità occupazionale.

“Il lavoro non è una concessione, ma un diritto. La Calabria non può più permettersi di perderlo.”

Con queste parole De Cicco ha ribadito la necessità di un intervento immediato per evitare che i ritardi amministrativi si trasformino in una definitiva condanna sociale per migliaia di lavoratori calabresi, assicurando il proprio impegno costante a difesa della stabilità lavorativa e della sicurezza economica delle famiglie coinvolte.