Un malore improvviso, la scoperta che a Longobucco non ci sono ambulanze disponibili e poi quella folle, inutile corsa contro il tempo lungo i tornanti della Sila.
Si è spenta così, a 64 anni, la vita di Tonino Sommario, operaio forestale e stimato delegato della Flai Cgil. La sua scomparsa non è solo il racconto di un lutto privato, ma il ritratto crudo di un diritto alla salute che sembra svanire non appena si imboccano le strade dell’entroterra calabrese.
Quando l’uomo si è sentito male, la macchina dei soccorsi locali si è attivata con ogni mezzo di fortuna. Medici e farmacisti del paese si sono precipitati in suo aiuto, recuperando persino il defibrillatore presente nel comune nel tentativo disperato di stabilizzarlo. Ma senza un’ambulanza attrezzata sul posto, l’unica speranza era racchiusa in quei 40 chilometri di curve che separano il borgo dal primo presidio ospedaliero utile.
La famiglia ha tentato il tutto per tutto caricandolo in auto, ma il cuore di Tonino ha smesso di battere all’altezza di Cropalati, molto prima di poter scorgere le luci di un pronto soccorso. Quella strada, che per i residenti rappresenta l’unico cordone ombelicale con i servizi essenziali, si è trasformata in un vicolo cieco.
Sulla vicenda è intervenuta con fermezza la deputata del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, che ha denunciato senza mezzi termini lo stato di abbandono in cui versano le comunità montane.
“La notizia della sua morte, avvenuta mentre cercava disperatamente di raggiungere in auto l’ospedale più vicino, è l’ennesimo e gravissimo campanello d’allarme sulla condizione della sanità nelle aree interne della Calabria. A rendere questa vicenda ancora più drammatica è il fatto che, al momento del malore, non fosse disponibile un’ambulanza sul territorio, costringendo la famiglia a una corsa disperata e solitaria.”
Secondo la parlamentare, il caso di Sommario non può essere archiviato come una fatalità legata al caso, ma è la conseguenza diretta di criticità strutturali che affliggono la regione da anni. La carenza di personale e la discontinuità del servizio di guardia medica rendono ogni emergenza un rischio calcolato sulla pelle dei cittadini.
“Tonino Sommario non è morto per caso: è morto perché a Longobucco mancavano servizi sanitari essenziali, a partire da un’ambulanza disponibile e da soccorsi tempestivi. Non possiamo più accettare che il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, diventi un privilegio per chi vive vicino ai grandi centri e una condanna per chi abita nelle aree interne.”
Mentre la comunità piange un uomo impegnato nel sindacato e nel sociale, resta aperto il dibattito sulla sicurezza sanitaria nei territori periferici, dove il tempo di intervento medico rimane una variabile troppo spesso legata alla fortuna geografica.



