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Terremoto al Garante della Privacy: perquisizioni della Finanza e vertici indagati per corruzione

Una tempesta giudiziaria senza precedenti si è abbattuta questa mattina sulla sede del Garante per la protezione dei dati personali.

I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, su disposizione del procuratore aggiunto di Roma Giuseppe De Falco, hanno eseguito perquisizioni a tappeto negli uffici dell’Autorità, portando al sequestro di computer e smartphone.

L’inchiesta vede coinvolto l’intero vertice dell’ente: risultano infatti iscritti nel registro degli indagati il presidente Pasquale Stanzione e i componenti del collegio Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Le accuse ipotizzate dalla Procura di Roma sono estremamente gravi: peculato e corruzione.

Il ruolo di Report e i nodi dell’indagine

Le indagini traggono linfa dalle denunce giornalistiche sollevate dalla trasmissione Report. Il conduttore Sigfrido Ranucci ha confermato i dettagli dell’operazione attraverso i propri canali social, delineando i due pilastri su cui poggia l’attività degli inquirenti.

“Ispezione e interrogatori della Guardia di Finanza negli uffici del Garante della Privacy”, ha dichiarato Ranucci, precisando che l’inchiesta si concentra sulle “spese di rappresentanza del Collegio e la mancata sanzione nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban stories”.

Sotto la lente dei magistrati è finita dunque la gestione dei rimborsi spese, ma anche la legittimità delle procedure sanzionatorie che hanno risparmiato il colosso americano in merito ai dispositivi indossabili dotati di telecamera.

La bufera politica e la richiesta di dimissioni

Il coinvolgimento dei massimi esperti della protezione dati in Italia ha scatenato un’immediata reazione parlamentare, con il Movimento 5 Stelle che ha chiesto formalmente lo scioglimento dell’attuale collegio.

In una nota durissima, i parlamentari Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato hanno espresso profonda preoccupazione per la tenuta dell’Autorità. “Le perquisizioni e i sequestri negli uffici del Garante per la Privacy rappresentano l’ennesimo colpo durissimo alla credibilità dell’istituzione”, scrivono gli esponenti pentastellati.

Il comunicato prosegue con un attacco frontale alla gestione Stanzione: “Per questo ribadiamo una richiesta di semplice igiene istituzionale: l’intero Collegio si dimetta. Subito”. Secondo il M5S, la permanenza degli indagati ai vertici dell’ufficio esporrebbe l’istituzione al “pubblico ludibrio”, definendo il rifiuto di fare un passo indietro come un atto di “grave irresponsabilità”.