L’Università Mediterranea di Reggio Calabria si trova al centro di un caso che solleva seri dubbi sulla gestione delle politiche di inclusione e sul rispetto delle normative vigenti.
Nonostante la dichiarata scopertura di quattro posti riservati al collocamento mirato, e a seguito di una procedura selettiva regolarmente conclusa con l’individuazione di quattro profili idonei, l’amministrazione non ha ancora proceduto alle assunzioni.
Una procedura conclusa ma rimasta sulla carta
La vicenda appare paradossale per la sua linearità amministrativa interrotta senza spiegazioni ufficiali. L’Ateneo ha ammesso la necessità di coprire i posti ai sensi della Legge 68/1999, ha indetto la selezione e ha valutato i candidati. Eppure, a prove ultimate, i vincitori restano esclusi dal mondo del lavoro. Le sigle sindacali RSU di Ateneo, CISL FSUR, UIL RUA e USB PI denunciano con fermezza questa situazione, sottolineando come non si tratti di una mancanza di risorse, ma di una scelta precisa.
Le organizzazioni sindacali mettono in luce un contrasto stridente: mentre le assunzioni del collocamento mirato sono al palo, l’Università prosegue celermente con altre procedure. In una nota congiunta, i rappresentanti dei lavoratori dichiarano:
“L’Ateneo continua a non adempiere agli obblighi previsti dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68, pur avendo dichiarato formalmente una scopertura di quattro posti riservati. Perché quando esistono un obbligo di legge, posti vacanti, una procedura conclusa e persone idonee, non assumere non è una dimenticanza. È una decisione.”
Il silenzio delle altre sigle sindacali
Un altro punto critico sollevato dalla denuncia riguarda l’atteggiamento di parte della rappresentanza sindacale interna. Viene infatti evidenziato come non tutti abbiano preso posizione contro questa inadempienza. Il mancato intervento di alcune sigle, solitamente attive nella difesa dei diritti, viene descritto dai denuncianti come un silenzio che finisce per legittimare lo stallo amministrativo.
Secondo i sindacati firmatari, non possono esistere zone grigie quando si parla di diritti fondamentali:
“Quando il silenzio riguarda diritti fondamentali e perdura nel tempo, diventa un silenzio assordante, che finisce oggettivamente per legittimare l’inadempienza e l’immobilismo.”
Responsabilità sociale in un contesto difficile
La mancata applicazione della legge assume un peso ancora maggiore se si considera il tessuto sociale della Città Metropolitana di Reggio Calabria. In un territorio segnato da tassi di disoccupazione critici, specialmente per le categorie più fragili, l’Università dovrebbe rappresentare un modello di legalità e inclusione. Invece, l’attuale immobilismo si traduce in una negazione concreta del diritto al lavoro per quattro persone che hanno già dimostrato la propria idoneità professionale.
La richiesta di RSU, CISL, UIL e USB è univoca: procedere immediatamente con l’immissione in ruolo dei quattro idonei. Per le sigle sindacali, la credibilità dell’istituzione universitaria passa necessariamente attraverso il rispetto degli impegni presi e delle norme dello Stato, poiché la Legge 68/1999 non è una raccomandazione, ma un obbligo che impone risultati tangibili.



