La Protezione Civile ha diramato per le giornate di oggi e domani un’allerta rossa su gran parte del territorio calabrese, invitando esplicitamente la cittadinanza a limitare gli spostamenti e a rimanere in luoghi sicuri.
In questo scenario di emergenza, esplode la polemica contro Tim, accusata dalla segreteria regionale della Slc Cgil Calabria di aver negato ai propri dipendenti la possibilità di ricorrere al lavoro agile, nonostante la criticità della situazione meteorologica.
La denuncia del sindacato sulla gestione dell’emergenza
Secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale, l’azienda avrebbe assunto una posizione rigida che contrasta con le necessità di sicurezza pubblica. “Tim assume un atteggiamento irresponsabile, negando la possibilità di svolgere l’attività in smart working e ciò nonostante gli accordi vigenti ne prevedano la possibilità di utilizzo proprio in queste situazioni straordinarie”, denuncia con fermezza la Slc Cgil. La sigla sottolinea come la tecnologia necessaria per la remotizzazione sia già in dotazione ai lavoratori, rendendo la scelta aziendale priva di giustificazioni operative.
Una dimostrazione di totale indifferenza
Il sindacato non usa mezzi termini per descrivere la condotta dei vertici aziendali, definendola una chiara manifestazione di disinteresse verso l’incolumità del personale. La segreteria regionale ha ribadito che la condizione di allerta massima avrebbe dovuto spingere automaticamente all’attivazione del lavoro da casa per evitare inutili rischi legati agli spostamenti.
“Anche di fronte ad un’allerta rossa, proclamata in previsione di una perturbazione eccezionale, questa condizione è ritenuta insufficiente e dimostra la totale indifferenza rispetto alla sicurezza e alla salute dei propri lavoratori che, essendo già abilitati alla remotizzazione, avrebbero potuto svolgere regolarmente le loro mansioni da casa, tutelando la propria sicurezza senza che questo andasse ad inficiare l’attività lavorativa”, prosegue la nota del sindacato.
Responsabilità sociale e rischi per i lavoratori
L’attacco si sposta poi sul piano della responsabilità civile e morale. La Cgil pone l’accento sul ruolo di Tim come azienda a partecipazione statale, che dovrebbe fungere da esempio per la collettività e non rispondere esclusivamente a logiche finanziarie. Il timore principale riguarda la sicurezza durante il tragitto casa-lavoro, in un momento in cui le infrastrutture stradali sono messe a dura prova dal maltempo.
“Stigmatizziamo con forza un comportamento che ignora il buon senso e la responsabilità sociale. In situazioni di emergenza, la sicurezza delle persone deve venire prima di ogni altra considerazione. Il nostro augurio è che ovviamente tutto vada per il verso giusto, ma se così non sarà chi si assumerà la responsabilità, non solo morale, di eventuali incidenti in itinere? Un’azienda ad ampia partecipazione statale dovrebbe dimostrare anche responsabilità sociale nei confronti della collettività e non avere a cuore solo la soddisfazione degli azionisti”, conclude la segreteria regionale.



