L’Italia torna a riflettere sull’importanza del gesto manuale in occasione della Giornata mondiale della scrittura a mano e in corsivo.
Istituita originariamente nel 1977 dalla Writing Instrument Manufacturers Association (WIMA), questa ricorrenza nasce con l’obiettivo di arginare il declino della penna nell’era digitale. Scrivere a mano non è un vezzo nostalgico, ma un processo bio-psichico complesso: attiva aree cerebrali specifiche, potenzia la memoria e la creatività, e coordina lo sviluppo motorio dei bambini in modo unico.
Il corsivo, dal latino currere, rappresenta l’idea di una scrittura che “corre”, fluida e continua. A differenza dello stampatello, il corsivo richiede che lo strumento non si stacchi quasi mai dal foglio, creando un legame indissolubile tra pensiero e azione. Se la calligrafia punta alla “bella scrittura” come canone estetico, la grafia è invece l’atto grafico puro: un movimento che parte dal cervello, attraversa il cuore come luogo degli affetti e giunge alla mano, trasformando lo spazio bianco del foglio in un campo di proiezione della personalità.
La battaglia legislativa per la giornata nazionale
Nonostante l’evidente valore educativo, il riconoscimento ufficiale in Italia segna il passo. La proposta di legge del 2023 (AC 758) mira a istituire una Giornata nazionale della scrittura a mano per valorizzare la calligrafia come elemento di preservazione della storia e strumento contro l’analfabetismo. L’articolo 1 del testo sottolinea come la scrittura sia un pilastro per lo sviluppo delle capacità cognitive e creative. Tuttavia, ad oggi, il progetto resta fermo nei cassetti parlamentari, lasciando il dibattito confinato a convegni e iniziative autonome dei professionisti del settore.
Il caso Palmoli e il silenzio sulla grafologia giudiziaria
Il tema della scrittura si intreccia in modo inaspettato con la cronaca giudiziaria. Proprio in questi giorni iniziano le indagini psicologiche sulla famiglia “nel bosco” di Palmoli. I giudici del tribunale per i minorenni dell’Aquila hanno ordinato accertamenti su Catherine Birmingham e Nathan Trevallion per “verificare le competenze genitoriali dei due adulti e la loro capacità di riconoscere i bisogni psicologici, soprattutto affettivi ed educativi, dei figli”.
In questo scenario delicato, emerge una lacuna significativa: l’assenza del Grafologo Giudiziario dell’Età Evolutiva, figura pur prevista dalla Riforma Cartabia per i casi che coinvolgono minori. Mentre psichiatri e assistenti sociali analizzano il contesto, il silenzio degli avvocati e dei magistrati sulla disciplina grafologica appare come una mancata occasione di tutela. La scrittura, infatti, è l’unico vero test proiettivo in cui è il soggetto stesso a “fissare” la propria esperienza senza mediazioni esterne.
La grafologia come scienza umana e supporto diagnostico
La grafologia non è calligrafia, né un’arte divinatoria. Si tratta di una scienza umana nata in Italia tra il 1611 e il 1622 grazie all’intuizione di medici come Prospero Aldorisio, Marco Aurelio Severino e Camillo Baldi, per poi essere codificata con metodo scientifico da Padre Girolamo Moretti nel 1914.
“La scrittura rivela il quadro completo delle esperienze vissute; una visione questa stabile, perché si basa su impronte lasciate da gioie e sofferenze, del passato e da timori e speranze per il futuro”, spiegano gli esperti del settore. Anche Ewald Bohm, nel suo celebre Manuale di Psicodiagnostica di Rorschach del 1969, sosteneva che la grafologia può svelare ciò che persino i test delle macchie passano sotto silenzio.
Un esame grafologico condotto con criteri di naturalezza, non artificiosità e spontaneità, diventerebbe un supporto vitale per gli psichiatri incaricati, offrendo una chiave di lettura della sofferenza psichica che spesso i pazienti, specialmente i bambini, faticano a verbalizzare. Finché non vi sarà un riconoscimento ufficiale e sistematico del Grafologo Professionista (Legge 4/2013) negli ambiti giudiziario, scolastico e sanitario, la celebrazione della scrittura a mano rimarrà un esercizio monco, privo della sua componente analitica e clinica più profonda.



