La Calabria non è una regione priva di risorse idriche, ma la disponibilità naturale d’acqua si scontra quotidianamente con la realtà di un sistema di trasporto fragile e datato. Cataldo Calabretta, amministratore unico di Sorical, è intervenuto per fare chiarezza sui disservizi che colpiscono il territorio, spostando il focus dalla mancanza della materia prima alla vulnerabilità delle infrastrutture.
“La Calabria non soffre per mancanza d’acqua, su questo siamo d’accordo”, ha affermato Calabretta, evidenziando come il vero nodo della questione sia di natura strutturale. Il sistema attuale è il risultato di decenni di scelte rimandate, che oggi si manifestano attraverso una rete che non riesce più a rispondere alle esigenze moderne e ai mutamenti climatici.
Un sistema fermo al secolo scorso
L’eredità gestita oggi da Sorical presenta criticità profonde. Gran parte degli acquedotti calabresi ha superato i cinquant’anni di vita, un’età che li rende intrinsecamente inaffidabili. La mancanza di sistemi di sicurezza e di ridondanza significa che ogni piccolo guasto può trasformarsi in un’interruzione prolungata per intere comunità.
In questo contesto, anche i campi pozzi risultano spesso non allineati agli standard attuali di sicurezza. Calabretta ha osservato che “anche fenomeni esterni incidono pesantemente sulla continuità del servizio”, riferendosi a eventi meteorologici che, pur non essendo più eccezionali, mettono a dura prova infrastrutture progettate per un’epoca climatica completamente diversa.
I fattori tecnici dietro l’interruzione del servizio
Il paradosso di una regione ricca d’acqua ma con i rubinetti a secco trova spiegazione in una serie di concause tecniche che vanno oltre la semplice gestione operativa. Molti dei blocchi riscontrati non sono imputabili a negligenze dirette, ma a fattori esterni che il sistema attuale non è in grado di assorbire.
“Molti blocchi sono riconducibili a interruzioni dell’energia elettrica, a livelli di torbidità che impediscono la potabilizzazione, oppure a guasti di rete che non dipendono direttamente dalla gestione Sorical”, ha spiegato l’amministratore unico. Calabretta ha poi precisato con fermezza: “Dire che ‘l’acqua c’è ma non arriva’ è vero, ma il motivo non è l’incapacità di chi oggi gestisce il servizio. La causa va ricercata nell’eredità di un sistema non adeguato alle norme attuali, rimasto per troppo tempo senza manutenzione, ammodernamento e pianificazione”.
Il percorso verso la resilienza del sistema
Nonostante le difficoltà, è in atto un tentativo di inversione di tendenza attraverso la collaborazione tra Sorical e Arrical, l’ente d’ambito regionale. L’obiettivo è quello di rimettere ordine in un settore frammentato, avviando investimenti mirati alla creazione di infrastrutture resilienti.
“Sorical sta lavorando insieme ad Arrical per rimettere ordine, investire e progettare interventi strutturali capaci di rendere il servizio più resiliente rispetto agli eventi climatici, ormai da considerare ciclici”, ha sottolineato Calabretta. Tuttavia, la strada rimane in salita e i tempi per il recupero di decenni di ritardi non consentono soluzioni immediate per tutte quelle zone della Calabria che ancora oggi soffrono la discontinuità del servizio idrico.



