Il 27 gennaio non è una data qualunque per Gioiosa Ionica. Rappresenta il legame profondo tra una comunità e il suo Santo Patrono, San Rocco, che secondo la tradizione liberò il paese dalla peste nel 1852.
Tuttavia, a pochi giorni dal 174° anniversario del miracolo, l’incertezza avvolge lo svolgimento della celebrazione religiosa e della processione, spingendo il gruppo consiliare “Costruire Insieme” a rompere il silenzio.
L’iniziativa di Costruire Insieme e il dialogo con le autorità
Davanti al rischio di un secondo anno consecutivo senza i festeggiamenti tradizionali, i rappresentanti del gruppo consiliare hanno intrapreso un’azione decisa su diversi fronti istituzionali. Dopo l’invio di una lettera formale a Monsignor Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, e per conoscenza al Sindaco Luca Ritorto, la delegazione ha cercato un confronto diretto con il primo cittadino.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di sollecitare un’interlocuzione immediata tra l’amministrazione comunale e la curia vescovile. I consiglieri hanno espresso con chiarezza la necessità di un dialogo che sia “chiaro, rispettoso e tempestivo”, sottolineando come la ricorrenza sia un pilastro fondamentale della memoria storica locale.
Una tradizione che definisce l’identità di un popolo
La devozione per San Rocco affonda le radici in un evento specifico del 1852, quando la cittadinanza si affidò al Santo durante l’epidemia di peste. Da quel momento, il Giorno del Miracolo è diventato un segno di protezione costante che attraversa le generazioni.
“Una comunità che smette di custodire le proprie tradizioni religiose rischia di perdere, poco alla volta, anche la propria anima” ha dichiarato il Gruppo Consiliare, aggiungendo che “San Rocco non è solo una ricorrenza: è parte della nostra storia, della nostra identità, della nostra vita comunitaria”.
Il dovere di ascoltare il sentimento popolare
Mentre la comunità gioiosana sta già partecipando attivamente alla novena di preparazione, il gruppo “Costruire Insieme” ribadisce che la richiesta di celebrare la processione non è una pressione politica, bensì una domanda di attenzione pastorale che nasce dal basso. L’unica interruzione storica è stata quella dello scorso anno, definita dal gruppo come una “dolorosa eccezione” che non dovrebbe ripetersi.
La posizione del gruppo è ferma nel chiedere che le istituzioni sappiano ascoltare il sentire profondo del popolo. Difendere queste tradizioni significa, secondo i consiglieri, rafforzare il senso di comunità e custodire ciò che tiene uniti i cittadini oggi. L’impegno dichiarato è quello di seguire la vicenda fino all’ultimo, confidando che il dialogo porti a una risposta positiva per l’intera Gioiosa Ionica.



