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Cassano: negato il diritto alla salute per una bambina di tre anni

La gestione della sanità pubblica continua a mostrare segni di profonda sofferenza, con i cittadini costretti a fare i conti con un sistema che fatica a garantire i diritti fondamentali.

Nonostante le iniziative istituzionali volte a snellire le procedure, la realtà quotidiana racconta una storia fatta di rinvii e agende sature.

In Puglia, il Governatore De Caro ha autorizzato l’effettuazione di 16.000 telefonate con l’obiettivo di azzerare le liste d’attesa, ma l’efficacia di tali misure viene messa duramente alla prova dai disservizi che colpiscono le fasce più deboli della popolazione.

Il caso del poliambulatorio di Cassano

Un esempio emblematico delle criticità attuali riguarda una bambina di soli tre anni residente a Cassano. La prenotazione per una visita oculistica, effettuata nel mese di agosto 2025, era stata inizialmente fissata per febbraio 2026. Un’attesa già di per sé significativa che, tuttavia, si è trasformata in un’incognita totale. Proprio quando l’appuntamento sembrava confermato, è giunta una telefonata che ha disposto il rinvio della prestazione a data da destinarsi, lasciando la famiglia senza certezze.

Il fallimento della medicina territoriale e il nodo dei Lea

Secondo Francesco Garofalo, portavoce del Comitato Spontaneo di Cittadini per la tutela della salute pubblica della città delle terme, l’episodio rappresenta un segnale inequivocabile del declino organizzativo locale. Garofalo pone l’accento sulla mancata applicazione dei Livelli essenziali di assistenza, denunciando una situazione che appare ormai insostenibile per la comunità.

“È l’ennesima dimostrazione di come vanno le cose dalle nostre parti, frutto di una pessima organizzazione della medicina territoriale. Mi chiedo, si può accettare una siffatta situazione? Che fine hanno fatto i livelli minimi essenziali di assistenza (Lea)?” ha dichiarato Garofalo, aggiungendo polemicamente: “Dire queste cose forse è lesa maestà?”.

Agende chiuse e violazione delle classi di priorità

Le liste d’attesa si confermano come il principale ostacolo per chi tenta di accedere al Servizio Sanitario Nazionale. La prassi di negare prenotazioni a causa di agende chiuse o di fornire date estremamente distanti rispetto alla priorità indicata dal medico curante sta diventando, secondo il Comitato, una consuetudine inaccettabile.

“Le liste d’attesa rappresentano da anni uno degli ostacoli più evidenti per l’accesso al servizio sanitario nazionale e per una sua risposta efficace ai bisogni di salute. Sta diventando ormai una prassi consolidata quella di sentirsi rispondere che a fronte della richiesta per una prestazione ambulatoriale o chirurgica, non vi è disponibilità, perché le agende di prenotazione sono chiuse oppure, nei casi più fortunati, ottenere come prima disponibilità una data distante mesi rispetto alla classe di priorità prescritta dal proprio medico curante” ha concluso Garofalo.