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Corruzione e concussione a Brancaleone, arrestato il dirigente della polizia stradale

Il Gruppo di Locri della Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un sostituto commissario, dirigente del distaccamento della polizia stradale di Brancaleone.

Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Locri su richiesta della locale Procura della Repubblica, contesta all’indagato i reati di corruzione, concussione e falsità in atto pubblico. L’inchiesta coinvolge complessivamente ventuno persone, includendo venti soggetti non appartenenti ai ruoli della polizia stradale.

Le origini dell’indagine e le accuse

L’attività investigativa ha preso le mosse dalla denuncia di un autotrasportatore presentata presso la sezione di Palmi della polizia stradale, riguardante una dazione indebita di denaro in favore del pubblico ufficiale. Da quella segnalazione è scaturita una complessa indagine tecnica, basata su intercettazioni telefoniche, telematiche e su numerose acquisizioni documentali che hanno permesso di delineare il quadro accusatorio.

Secondo quanto riportato dalla Procura di Locri in una nota ufficiale, l’arresto rappresenta l’esito di un lavoro mirato a fare luce su una gestione illecita della funzione pubblica. Nella nota si legge che il provvedimento costituisce l’esito di una complessa attività investigativa che ha permesso di accertare come il dirigente abusasse della propria qualifica.

Il sistema dei favori e i controlli elusi

Gli inquirenti hanno evidenziato un quadro di sistematica violazione dei doveri d’ufficio. Il sostituto commissario avrebbe indotto i titolari di alcune imprese di autotrasporto a promettere somme di denaro in cambio di agevolazioni illegittime. Tra queste figurava la possibilità per i conducenti di proseguire l’attività di guida nonostante il provvedimento di ritiro della patente di guida, ricevendo inoltre suggerimenti tecnici su come eludere i controlli stradali da parte di altre pattuglie.

Ulteriori elementi emersi dalle indagini riguardano la comunicazione preventiva dei turni di servizio dei colleghi e l’omesso inserimento dei verbali di ritiro patente nelle banche dati in uso alle forze dell’ordine. In diverse occasioni, l’indagato avrebbe prospettato agli utenti della strada fermati la possibilità di evitare sanzioni amministrative, decurtazioni di punti e altri provvedimenti restrittivi mediante il pagamento diretto di somme di denaro in contanti.