La gestione dei fondi destinati alla sanità territoriale nel Vibonese finisce al centro di una dura polemica sollevata dal Comitato Caregivers Don Mottola Medical Center.
L’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia ha infatti rinunciato a circa 2,6 milioni di euro, precedentemente assegnati per l’acquisto di prestazioni socio-sanitarie, restituendo la somma alla Regione Calabria.
Il mancato utilizzo di queste risorse impedisce la contrattualizzazione dei modelli RSA M1 e RECC, moduli assistenziali fondamentali per la presa in carico dei pazienti fragili e post-acuti.
L’impatto sui livelli essenziali di assistenza e sul sovraffollamento ospedaliero
Le risorse in questione erano state stanziate tramite i decreti 302 e 316, con l’obiettivo di potenziare i Lea e ridurre il cronico sovraffollamento degli ospedali, in linea con gli obiettivi del Pnrr. I dati evidenziano un fabbisogno urgente: ogni anno la provincia di Vibo Valentia registra oltre 2.100 ricoveri per patologie complesse, come ictus, infarti e fratture del femore. Di questi pazienti, più di 1.300 necessiterebbero di percorsi riabilitativi o post-acuti presso strutture territoriali che, tuttavia, restano carenti.
L’assenza di posti letto nelle RSA M1 e nei centri RECC crea un circolo vizioso che ricade sui reparti per acuti, che rimangono occupati da pazienti dimissibili solo sulla carta ma che non hanno alternative assistenziali. In questo contesto, le Centrali Operative Territoriali e le Aggregazioni Funzionali Territoriali dei medici di medicina generale non riescono a garantire il monitoraggio dei fragili, costringendo le famiglie a farsi carico delle spese di cura o a ricorrere impropriamente al ricovero ospedaliero.
Il confronto tra i parametri locali e gli standard nazionali
La decisione del management dell’Asp di restituire i fondi è stata motivata con ragioni tecniche, sostenendo che le somme fossero di competenza dell’anno 2025 e quindi non più utilizzabili. Il Comitato Caregivers ha respinto tale tesi, definendola una spiegazione sterile e sottolineando come sarebbe bastata una comunicazione formale alla Regione per traghettare le risorse nell’annualità successiva.
Il divario tra il territorio vibonese e il resto del Paese appare netto anche nell’analisi dei Lea territoriali. Mentre lo standard nazionale si attesta sui 24 punti e altre province calabresi raggiungono quota 17, il Vibonese resta fermo a 8,8 punti, a testimonianza di una rete di assistenza locale estremamente fragile.
La critica alla gestione amministrativa delle risorse
La rinuncia ai finanziamenti vincolati al comparto socio-sanitario comporta il trasferimento di tali somme verso territori già più performanti, aggravando le diseguaglianze interne alla regione. Il Comitato ha espresso una ferma condanna nei confronti di questa scelta amministrativa.
“Restituire 2,6 milioni di euro non è rispetto delle regole. È una decisione che indebolisce l’ospedale, svuota il territorio, vanifica il Pnrr e spinge i cittadini a pagare cure che dovrebbero essere garantite dal servizio pubblico. Quando il fabbisogno è noto, le risorse esistono e la legge consente di utilizzarle, non farlo non è prudenza amministrativa. È cattiva gestione. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, è il diritto alla salute dei vibonesi”.



