La notizia della stabilizzazione di 9.369 lavoratori precari assunti nell’ambito del Pnrr rappresenta un segnale positivo per l’Fp Cgil Area Metropolitana, che vede premiate le proprie battaglie sindacali.
Tuttavia, l’organizzazione chiarisce che il traguardo finale resta la stabilizzazione di tutto il personale coinvolto. Per rivendicare questo obiettivo, è stato indetto un sit-in per sabato 31 gennaio, a partire dalle ore 9.30, davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, in concomitanza con l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Le richieste al governo e i nodi del comparto giustizia
Le istanze rivolte all’esecutivo non si limitano alla sicurezza contrattuale dei precari. Il sindacato pone l’accento sulla necessità di un piano di nuove assunzioni e sulla strutturazione definitiva dell’Ufficio per il processo. Tra le priorità indicate figurano anche massicci investimenti in tecnologia e innovazione, interventi mirati sull’edilizia giudiziaria e la valorizzazione delle professionalità interne attraverso un nuovo ordinamento che preveda passaggi economici e di area.
Il rischio evidenziato è quello di una progressiva paralisi del sistema: senza risorse adeguate che rendano attrattivo l’impiego presso il Ministero della Giustizia, la carenza di organico potrebbe portare alla chiusura di uffici strategici.
Critiche alla riforma costituzionale e autonomia della giurisdizione
L’inaugurazione dell’anno giudiziario di quest’anno assume una valenza politica particolare. L’Fp Cgil esprime preoccupazione per la revisione della Costituzione avviata dal governo, ravvisando uno scontro che tocca l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione. Secondo il sindacato, la riforma proposta non interviene sui problemi reali che affliggono la macchina giudiziaria: non accelera i tempi dei processi, non riduce l’arretrato e non potenzia i diritti dei cittadini.
La posizione dell’organizzazione è netta riguardo alla natura del servizio pubblico. Le criticità non si superano con modifiche alla Carta costituzionale, ma attraverso scelte politiche concrete su investimenti e organizzazione. “Senza stabilità, riconoscimento professionale e prospettive di crescita, nessuna riforma può produrre risultati concreti”, sottolinea la sigla sindacale, ribadendo che la qualità della giustizia dipende direttamente dalle condizioni materiali in cui operano migliaia di lavoratori.



