Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha preso nuovamente posizione sulla drammatica situazione di Niscemi, dove il dissesto idrogeologico sta assumendo i contorni di una vera e propria crisi dei diritti fondamentali.
La frana che ha portato allo sfollamento di oltre 1.300 persone non viene descritta come un evento inatteso, ma come la conseguenza diretta di una serie di omissioni amministrative.
Secondo quanto emerso, la Regione Siciliana aveva già riattivato nel 2023 un progetto di consolidamento e sistemazione idraulica del torrente Benefizio dal valore di 14,5 milioni di euro. Sebbene i fondi fossero in gran parte disponibili, i lavori non hanno mai avuto inizio. Questa inerzia trasforma quello che poteva essere un evento naturale controllabile in un’emergenza istituzionale.
La chiusura delle scuole come ferita sociale
Uno degli aspetti più critici riguarda l’impatto sul sistema educativo locale. La chiusura di diversi plessi scolastici situati in aree a rischio ha privato centinaia di studenti dei propri spazi di apprendimento, costringendo il personale scolastico a trasferimenti d’urgenza e soluzioni provvisorie che minano la continuità didattica.
La sospensione delle attività non rappresenta solo un problema logistico, ma incide profondamente sul benessere psicologico dei minori. La scuola è un presidio di stabilità e protezione; quando viene meno, l’intera comunità subisce una perdita in termini di senso civico e garanzia dei diritti. Il CNDDU sottolinea come il diritto all’istruzione sia indissolubilmente legato alla sicurezza dei luoghi in cui viene esercitato.
La richiesta di responsabilità e l’informativa al Parlamento
In vista dell’informativa al Parlamento prevista per il 4 febbraio, il Coordinamento chiede che il dibattito non si limiti agli aspetti tecnici o amministrativi. La tesi sostenuta è che la mancata prevenzione, a fronte di studi tecnici e finanziamenti certi, configuri una violazione dei diritti fondamentali.
“Non esiste educazione ai diritti senza luoghi sicuri in cui esercitarla”, evidenzia il Coordinamento, ribadendo che la scuola deve essere considerata un’infrastruttura essenziale della democrazia e non un elemento accessorio nei piani di emergenza.
Il dovere della prevenzione come principio umano
Il caso di Niscemi evidenzia che il disastro ha radici lontane nel tempo, originate dalla scelta di ignorare i segnali e considerare la prevenzione un costo evitabile piuttosto che un dovere verso i cittadini. Il CNDDU esprime solidarietà alla popolazione colpita e richiama le istituzioni alle proprie responsabilità, affermando che “prevenire è un diritto umano e ignorarlo è una responsabilità che non può più essere rimandata”.



