L’Italia si prepara a un doppio appuntamento di rilievo per la salvaguardia dell’ambiente. Il 2 febbraio, in occasione della Giornata mondiale delle zone umide, la Penisola festeggerà anche il 50esimo anniversario della ratifica della Convenzione internazionale di Ramsar, avvenuta nell’aprile del 1976.
Un traguardo che vede il Paese posizionarsi al quarto posto in Europa per numero di siti di importanza internazionale, a pari merito con la Norvegia, all’interno di una top ten guidata dal Regno Unito con 176 aree protette.
Ad oggi, l’Italia conta 63 siti distribuiti in 15 regioni, per un’estensione complessiva di 81.091 ettari. Questo patrimonio è destinato a crescere a breve con l’istituzione di tre nuove aree in Sicilia, che porteranno il totale nazionale a 66 zone umide riconosciute.
Il rapporto di Legambiente e la situazione regionale
In occasione delle celebrazioni, Legambiente ha diffuso il decimo report “Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide”, basato sui dati del portale Ramsar e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’analisi evidenzia una distribuzione geografica variegata dei siti protetti lungo la Penisola.
La Toscana guida la classifica nazionale con 11 siti, seguita dall’Emilia-Romagna con 10 e dalla Sardegna con 9. Altre regioni come Lazio e Lombardia ne contano 6 ciascuna, mentre il Veneto ne ha 4. Seguono Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Puglia con 3 siti a testa, la Campania e la Basilicata con 2, e infine Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo e Calabria con un sito ciascuna.
Questi ecosistemi, che comprendono laghi, paludi, torbiere e lagune, rappresentano cruciali riserve di biodiversità e alleati strategici nella mitigazione della crisi climatica grazie alla loro capacità di immagazzinare carbonio. Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, ha sottolineato l’importanza di tali aree:
“Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta e in questi anni la Convenzione internazionale di Ramsar è stata un importante riferimento per l’Italia ma anche per le tante associazioni che sono sempre in prima linea nel promuovere attività finalizzate alla conoscenza e alla scoperta di questi ecosistemi acquatici.”
Focus Calabria e iniziative sul territorio
In Calabria, l’attenzione è alta sulla tutela della biodiversità regionale. Anna Parretta e Antonio Nicoletti, rispettivamente presidente regionale e responsabile aree protette nazionale di Legambiente, hanno ribadito la necessità di interventi più incisivi:
“In Calabria Legambiente chiede una tutela più ampia ed incisiva delle zone umide in quanto essenziali per contrastare la crisi climatica che sta pesantemente facendo sentire i suoi effetti e per salvaguardare la grande biodiversità della nostra regione. La ricchezza di biodiversità della Calabria costituisce un enorme patrimonio da tutelare e valorizzare.”
Per sensibilizzare i cittadini, l’associazione ha organizzato oltre 60 eventi in 16 regioni. In Calabria, dopo l’escursione a Tarsia del 31 gennaio, per il 1° febbraio è prevista un’escursione con le ciaspole al Lago Ariamacina, organizzata dal circolo Legambiente Sila, per far scoprire un habitat microclimatico unico che spazia dalle montagne alle coste.
Criticità burocratiche e proposte per il futuro
Nonostante i progressi, il report evidenzia ritardi preoccupanti. Circa il 6% delle zone umide censite nel Pan Mediterranean Wetland Inventory (PMWI) non gode ancora di una protezione formale, restando esposto a rischi di trasformazione d’uso. Inoltre, Legambiente stima che l’iter burocratico tra la designazione di un sito e il suo riconoscimento internazionale duri mediamente 14 anni.
Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità dell’associazione, ha evidenziato la criticità della situazione:
“Il sistema delle aree protette acquatiche deve fare i conti con un degrado che non accenna a fermarsi, spinto da una gestione della risorsa idrica ancora troppo settoriale. Per questo chiediamo di intervenire con azioni di lungo periodo, lavorando per la creazione di nuove aree protette per tutelare al meglio gli ecosistemi acquatici.”
Tra le proposte avanzate al Governo figurano l’incremento delle aree naturali protette in linea con la Strategia Europea per la Biodiversità 2030, l’applicazione della Restoration Law per frenare il degrado degli ecosistemi e una maggiore integrazione normativa per contrastare l’illegalità e le specie aliene.



