Il passaggio del ciclone Harry ha lasciato ferite profonde sul territorio calabrese, isolando intere aree e mettendo in ginocchio il sistema produttivo locale.
Mariaelena Senese, segretario generale della Uil Calabria, ha evidenziato come l’evento non possa essere considerato un semplice episodio di maltempo, ma rappresenti l’ennesima conferma della fragilità di una regione trascurata.
Secondo Senese, la crisi attuale è il frutto di decenni di investimenti mancati e di una prevenzione mai realmente attuata, con conseguenze dirette sulla sicurezza e sulla stabilità occupazionale dei lavoratori.
La richiesta di attivazione del Fondo di Solidarietà UE
Il sindacato ha sollecitato il Governo nazionale affinché si passi rapidamente dalle visite istituzionali alle azioni concrete. La proposta centrale riguarda l’attivazione immediata del Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea, uno strumento già impiegato in altre zone d’Italia colpite da alluvioni.
«La Calabria non ha bisogno di passerelle, ma di azioni incisive e strutturali», ha affermato Senese. «Chiediamo che il Governo attivi senza indugi il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea. Non utilizzarlo significherebbe lasciare soli lavoratori, famiglie e imprese calabresi».
Oltre ai fondi d’emergenza, la Uil Calabria suggerisce l’apertura di un canale con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI). L’obiettivo è il finanziamento di un piano straordinario dedicato alla difesa del suolo e alla protezione delle coste, capace di generare occupazione stabile attraverso la creazione di cantieri sicuri per opere durature.
I dati del dissesto idrogeologico in Calabria
La situazione regionale appare critica se analizzata attraverso i numeri. I dati del Rapporto Ispra 2024 confermano che tutti i 404 comuni calabresi sono interessati da fenomeni franosi, un dato unico sul territorio nazionale. Oltre 180.000 cittadini risiedono in aree esposte a rischio frana o alluvione, con 52.000 persone localizzate in zone classificate a pericolosità elevata o molto elevata (P3 e P4).
L’impatto del ciclone Harry ha confermato questa vulnerabilità, causando l’esondazione di fiumi, la distruzione di collegamenti stradali e l’erosione di ampi tratti di costa. Più di 25.000 edifici risultano situati in aree esposte a rischi idrogeologici, evidenziando una fragilità che interessa oltre il 90% del territorio regionale.
Una strategia per l’adattamento climatico
Per uscire dalla gestione emergenziale, la Uil Calabria ritiene indispensabile l’adozione di una strategia regionale di adattamento climatico. Questa deve basarsi sulla pianificazione dei bacini idrografici, sulla manutenzione strutturale e sulla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua. Risulta inoltre fondamentale una revisione dei piani urbanistici per bloccare le costruzioni in aree ad alto rischio.
«Il ciclone Harry è un avvertimento politico chiaro: continuare a rinviare significa condannare la Calabria a nuovi disastri e nuovi costi sociali», ha concluso Mariaelena Senese, ribadendo che la sicurezza del territorio deve essere considerata una priorità di giustizia sociale e un diritto per tutti i lavoratori.



