Un importante intervento contro il mercato del falso e l’illegalità doganale è stato portato a termine dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) presso il porto di Gioia Tauro.
L’attività investigativa ha condotto al sequestro preventivo d’urgenza di 3.540 pannelli led e al deferimento alla Procura della Repubblica di un importatore di nazionalità cinese.
Il controllo e la scoperta del marchio contraffatto
Il carico, originario della Cina e diretto ai mercati dell’Unione Europea, è stato individuato durante le verifiche di routine nello scalo calabrese. L’attenzione dei funzionari si è concentrata sulla presenza, su ogni singolo componente, del logo di una nota azienda del settore. I successivi accertamenti svolti con la società titolare del brand, con sede legale in territorio comunitario, hanno confermato l’illecito: l’utilizzo del marchio non era mai stato autorizzato dal legittimo proprietario.
Le giustificazioni documentali fornite dall’importatore per tentare di sanare la posizione sono state ritenute lacunose e incongruenti dall’autorità giudiziaria, che ha quindi delegato il sequestro immediato della merce per impedire che venisse immessa nel circuito commerciale.
La scoperta della merce non dichiarata e l’accusa di contrabbando
L’ispezione approfondita del container ha rivelato ulteriori irregolarità oltre alla contraffazione dei dispositivi elettrici. All’interno del carico i funzionari hanno rinvenuto un ingente quantitativo di tende da esterno in plastica, anch’esse di produzione cinese, totalmente assenti dalla bolletta di importazione. Secondo quanto emerso dai rilievi, i prodotti erano stati deliberatamente occultati tra i pannelli led per eludere il pagamento dei diritti di confine spettanti allo Stato.
Conseguenze legali e impatto sul mercato
A seguito delle verifiche, l’importatore deve rispondere dei reati di introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi, falsità ideologica e contrabbando. L’operazione ha permesso di neutralizzare una frode che avrebbe tratto in inganno i consumatori finali sulla reale origine e qualità dei dispositivi, tutelando al contempo le imprese che operano nel rispetto delle regole e della leale concorrenza, le quali subiscono pesanti danni economici dalla diffusione di merci illegali.



