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Scontro aperto tra Salvini e Gratteri dopo le frasi sul referendum della giustizia

Il clima politico attorno alla riforma della giustizia si surriscalda drasticamente a seguito di uno scambio al vetriolo tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri.

Al centro della disputa ci sono le valutazioni espresse dal magistrato in merito al profilo degli elettori orientati verso il Sì, parole che hanno scatenato una bufera social e istituzionale conclusasi con l’annuncio di azioni legali.

La replica di Matteo Salvini e l’annuncio della querela

La reazione del vicepremier non si è fatta attendere ed è arrivata tramite i canali social con un messaggio estremamente sintetico. Salvini ha scelto la piattaforma X per manifestare il proprio sdegno e chiarire la propria posizione in merito alle esternazioni del procuratore.

“Io lo denuncio. E voterò sì” ha dichiarato il segretario leghista, rispondendo direttamente alla tesi secondo cui il fronte del Sì sarebbe composto prevalentemente da soggetti interessati a indebolire l’efficacia dell’azione giudiziaria. La presa di posizione di Salvini segna un punto di rottura profondo, trasformando il dibattito referendario in un terreno di scontro frontale tra politica e magistratura inquirente.

Le affermazioni di Nicola Gratteri sulla base elettorale del Sì

La controversia è nata da una video-dichiarazione in cui il magistrato calabrese aveva delineato un identikit critico dei sostenitori della riforma. Secondo quanto affermato inizialmente da Gratteri, il consenso al quesito referendario arriverebbe da settori specifici della società e del potere.

“Per il Sì voteranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente in Calabria” aveva sostenuto il procuratore, legando indissolubilmente il voto favorevole alla volontà di sfuggire ai controlli di legalità. Queste parole sono state percepite da molti osservatori e dai promotori del referendum come un attacco diretto alla libertà di voto dei cittadini.

La difesa del procuratore e la denuncia di strumentalizzazioni

Di fronte alle polemiche crescenti e alla prospettiva di una battaglia legale, Nicola Gratteri è intervenuto nuovamente per fornire una chiave di lettura differente dei suoi interventi, parlando di un fraintendimento delle sue parole finalizzato a colpirlo mediaticamente.

“I miei interventi non possono essere parcellizzati e letti in modo disorganico. Ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura” ha precisato il procuratore in una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera. Gratteri ha poi aggiunto una specifica per allontanare l’accusa di aver generalizzato sull’intero corpo elettorale: “Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di potere”.