HomeSanitàSoveria Mannelli, la Giornata del Malato...

Soveria Mannelli, la Giornata del Malato tra corsie vuote e promesse tradite

Celebrare la Giornata del Malato a Soveria Mannelli, sede di un Ospedale Civile che rappresenta il punto di riferimento per numerosi comuni montani tra cui Amato, Bianchi, Carlopoli, Conflenti, Decollatura e molti altri, assume oggi i contorni di un’amara ironia.

In un contesto segnato da costanti ridimensionamenti, la ricorrenza rischia di diventare un rito formale che collide con la realtà quotidiana di chi vive la montagna. Il sentimento prevalente tra i cittadini è quello di un profondo tradimento da parte delle istituzioni, con promesse di rilancio che svaniscono di fronte a decisioni calate dall’alto, spesso dettate da logiche contabili che sembrano ignorare la dignità umana e le specificità geografiche del territorio.

Il declino dei servizi e la sicurezza a rischio

La riduzione dei reparti e dei posti letto non può essere derubricata a semplice razionalizzazione; si tratta di una sottrazione di diritti fondamentali che mette a rischio la sicurezza della popolazione. Il depotenziamento dei servizi di emergenza e della diagnostica trasforma ogni urgenza in un potenziale pericolo, specialmente a causa dei tempi di trasporto verso altri presidi ospedalieri, difficilmente raggiungibili per chi risiede in comuni montani caratterizzati da un isolamento geografico accentuato nei periodi invernali. A questo impoverimento non è seguita la creazione di una medicina territoriale concreta, lasciando un vuoto assistenziale che pesa enormemente sulla comunità.

Il peso sulle fragilità e la disuguaglianza sociale

Le conseguenze di queste scelte ricadono con violenza sulle fasce più deboli: anziani, portatori di handicap, malati oncologici e cronici sono costretti a spostamenti estenuanti per terapie e visite di routine. Questa situazione alimenta una crescente disuguaglianza sociale, colpendo non solo chi ha scarse possibilità economiche, ma chiunque si trovi a vivere in un deserto assistenziale dove anche l’offerta privata è spesso assente o inadeguata. Appare come una contraddizione inaccettabile celebrare la figura del malato mentre, contemporaneamente, si smantellano i servizi essenziali e vitali necessari alla sua cura.

La richiesta di impegni certi oltre i simbolismi

È necessario che questa giornata non si riduca a una parata di buoni propositi o a cerimonie di circostanza. Il popolo della montagna non chiede compassione, ma rispetto e il riconoscimento del valore della vita umana attraverso impegni certi e tempi definiti. La richiesta rivolta a chi detiene il potere decisionale è quella di un piano di rilancio reale, che preveda il potenziamento e il ripristino delle prestazioni sanitarie essenziali in quest’area montana. Come evidenziato con forza, “una giornata celebrativa senza l’annuncio di investimenti concreti e il ripristino dei servizi è un insulto a chi soffre”.

Giovanni Cavalieri