Il fango che ha invaso le strade e le abitazioni della frazione di Lattughelle è diventato il simbolo tangibile di una fragilità che supera la liturgia.
Nella chiesa di San Raffaele, ancora segnata dai danni dell’esondazione avvenuta venerdì scorso, monsignor Francesco Savino ha dato inizio al tempo di Quaresima celebrando la Messa delle Ceneri. La scelta del luogo ha trasformato la funzione religiosa in un atto di condivisione profonda con una popolazione ferita, unendo il significato spirituale della cenere alla realtà materiale dei detriti lasciati dall’acqua.
Il parallelo tra fragilità umana e territorio
Durante l’omelia, il vescovo ha tracciato un legame diretto tra il segno penitenziale e l’esperienza traumatica vissuta dai residenti negli ultimi giorni. Il rito non è rimasto confinato all’astrazione teologica, ma ha trovato una sintesi efficace nelle parole rivolte ai fedeli presenti.
“Tra poco vi imporrò le ceneri, ma in questi giorni voi avete conosciuto il fango”, ha esordito monsignor Savino, sottolineando come la precarietà dell’esistenza si sia manifestata concretamente attraverso l’evento naturale. “Se le ceneri ricordano l’essenza effimera dell’uomo, il fango diventa il segno icastico della nostra fragilità”, ha aggiunto il presule, richiamando l’attenzione sulla vulnerabilità sia dell’individuo che del territorio.
Istituzioni e volontariato per la ricostruzione
La celebrazione ha visto una partecipazione corale che ha unito le autorità civili e il mondo del volontariato. Erano presenti il sindaco Gianpaolo Iacobini, la presidente del Consiglio comunale Sofia Maimone e il consigliere Antonello Avena, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile e della Caritas. Questa presenza ha ribadito la sinergia necessaria per gestire la fase post-emergenziale e fornire risposte concrete a chi ha subito perdite ingenti.
Il vescovo ha espresso gratitudine per l’operato delle istituzioni e ha lodato la reazione dei cittadini: “È l’ora di capire come dare sollievo alle famiglie che hanno perso tutto. Il popolo cassanese ha dimostrato di essere un grande popolo; nell’emergenza si vedono la responsabilità e il cuore”. Savino ha poi evidenziato la “dignità composta” con cui la comunità sta affrontando la prova, esortando tutti a mantenere alta l’attenzione anche quando i riflettori dei media inizieranno a spegnersi.
L’appello alla verità e il rifiuto dell’oblio
Il timore principale espresso da monsignor Savino riguarda la tenuta dell’impegno collettivo nel lungo periodo. Il rischio che l’emotività del momento lasci il posto all’indifferenza è una preoccupazione che il vescovo ha voluto esplicitare chiaramente per scongiurare l’isolamento della frazione.
“Temo che tra qualche tempo nessuno parlerà più di questi luoghi. Per questo vi dico: noi non vi lasceremo soli”, ha promesso il pastore della diocesi, legando la ricostruzione materiale a un percorso di rinnovamento etico. L’intervento si è concluso con un richiamo forte ai concetti di verità e conversione, considerati pilastri imprescindibili per una reale ripartenza.
“Sono preoccupato perché oggi manca la verità, e senza verità non c’è conversione”, ha affermato Savino, invitando la comunità a trasformare la sofferenza in un cammino di trasparenza e responsabilità condivisa.



