Il processo di appello bis relativo alla drammatica vicenda di Catia Viscomi, l’oncologa catanzarese rimasta in stato vegetativo per 11 anni e deceduta nell’agosto del 2025, si è concluso con l’assoluzione del ginecologo Francesco Quintieri.
I giudici della Corte, presieduta da Antonio Giglio con a latere Carlo Fontanazza e Paola Ciriaco, sono stati chiamati a pronunciarsi dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione. La sentenza ha stabilito che il fatto non costituisce reato, scagionando il medico dall’accusa di falso in atto pubblico riguardante la redazione della cartella clinica della paziente.
Le tappe giudiziarie e il ribaltamento della condanna
La vicenda trae origine dal 17 maggio 2014, quando la dottoressa Viscomi si sottopose a un parto cesareo presso l’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. In primo grado, Quintieri era stato condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato. Tuttavia, tale verdetto era stato successivamente ribaltato in secondo grado, dove il medico era stato assolto sia dall’accusa di lesioni che da quella di falso. Nel medesimo procedimento era coinvolto anche Mario Verre, all’epoca direttore dell’Unità di Anestesia e rianimazione, assolto per non aver commesso il fatto.
L’impianto accusatorio ipotizzava che il ginecologo avesse permesso o non impedito all’anestesista — poi deceduta durante la fase delle indagini — di disattivare i sistemi di monitoraggio dei parametri vitali. Secondo la tesi della Procura, la mancata attivazione del ventilatore automatico e l’allontanamento dal capezzale della puerpera avrebbero causato un’ipossia prolungata, portando al coma irreversibile della donna.
La reazione della famiglia e le dichiarazioni del marito
L’esito del processo ha suscitato una reazione di profonda amarezza in Paolo Lagonia, marito di Catia Viscomi e parte civile nel procedimento. L’uomo ha espresso pubblicamente il proprio dolore e la ferma intenzione di proseguire la battaglia legale.
“La sentenza mi ha lasciato sgomento e incredulo” ha dichiarato Lagonia attraverso i social media, aggiungendo: “Attenderò le motivazioni di questa sentenza. Dopodiché mi batterò perché la Procura generale faccia nuovamente ricorso in Cassazione. Lo faccio per una questione di principio, perché nessuna condanna potrà più restituirci Catia”.
Il marito della vittima ha inoltre ribadito la sua posizione sulla ricerca della verità: “Un concetto deve essere chiaro, nessuna pseudo verità giudiziaria potrà mai sostituirsi alla verità storica che rimarrà scolpita nella roccia e alla quale nessuno dei responsabili di questo scempio potrà mai sottrarsi”.
La difesa dei medici, curata dall’avvocato Vincenzo Ioppoli, ha invece visto confermata la tesi dell’estraneità ai fatti contestati, chiudendo questo ulteriore capitolo di una vicenda giudiziaria che dura da oltre un decennio.



