Il Grande Ospedale Metropolitano (GOM) di Reggio Calabria rafforza il proprio ruolo di polo di riferimento regionale attraverso l’introduzione di due percorsi innovativi nel settore dell’ostetricia e della ginecologia.
Le iniziative mirano a coniugare l’avanguardia tecnologica con un supporto multidisciplinare costante, ponendo l’attenzione sulla tutela della salute femminile sia nell’ambito della nascita sia nella preservazione della fertilità per le pazienti oncologiche.
La tutela della fertilità nel percorso oncologico
Il progetto di Fertility Sparing Surgery rappresenta una risposta concreta per le donne colpite da neoplasie che non intendono rinunciare alla possibilità di una futura gravidanza. Questo iter clinico integra ginecologia, oncologia e consulenza riproduttiva per offrire interventi personalizzati e tempestivi. La necessità di tali protocolli è supportata dai dati nazionali: ogni giorno in Italia si registrano circa 30 nuovi casi di tumore maligno in donne con meno di 40 anni, una fascia d’età in cui il progetto di vita familiare è spesso centrale.
Secondo le linee guida dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la possibilità di preservare la capacità riproduttiva deve essere considerata parte integrante delle cure. Il Commissario Straordinario del GOM, Tiziana Frittelli, ha delineato la visione futura della struttura: “L’obiettivo a lungo termine è creare un Centro per la Fertilità, unico in Calabria e secondo in Italia dopo l’Emilia Romagna, dedicato in particolare alla preservazione della fertilità oncologica”. Nonostante il generale calo della natalità nel Paese, il presidio reggino continua a registrare volumi significativi, superando i 2.000 parti all’anno.
Innovazione nel punto nascita: il parto in acqua
Parallelamente alla chirurgia conservativa, l’ospedale ha implementato il servizio del parto in acqua, garantito da sale parto moderne situate in prossimità dei blocchi operatori per assicurare la massima sicurezza in caso di necessità. Questa pratica è stata introdotta per migliorare l’esperienza della nascita, riducendo le complicanze e favorendo il benessere materno-fetale.
Il direttore della UOC di Ostetricia e Ginecologia, Stefano Palomba, ha precisato che “il parto in acqua permette di ridurre le complicanze e migliorare l’esperienza della nascita, offrendo alle future mamme un percorso integrato e supportato dal team di Neonatologia”. L’approccio scelto dal GOM punta a unire l’umanizzazione dell’evento nascita con elevati standard di assistenza medica.
Un approccio multidisciplinare per la salute femminile
Il successo di questi percorsi risiede nella stretta collaborazione tra diverse figure professionali, inclusi chirurghi, anestesisti, psicologi e oncologi. Tale sinergia permette di gestire non solo gli aspetti clinici, ma anche le implicazioni psicologiche e sociali legate alle patologie gravi o al momento delicato del parto. L’integrazione delle competenze garantisce che ogni paziente riceva un’assistenza su misura, confermando l’importanza di considerare la qualità della vita futura come un obiettivo primario del trattamento medico.



