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Cutro, tre anni dopo: tra aule di tribunale e un mare che continua a restituire corpi

La memoria di quella notte di febbraio del 2023 rimane una ferita aperta sulle coste di Steccato di Cutro.

Alle 4:30 del mattino, il caicco “Summer Love” si frantumò contro una secca a pochi metri dalla riva, interrompendo il viaggio di 94 persone, tra cui 35 bambini. Quell’alba tragica, segnata dal recupero di corpi dilaniati e dai tentativi disperati di soccorso dei residenti, rivive oggi nelle aule di tribunale e nelle testimonianze di chi non può dimenticare.

Le indagini e il confronto giudiziario

Il Tribunale di Crotone sta affrontando il dibattimento che vede sei militari imputati con le accuse di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Le ricostruzioni della Procura, supportate dalle indagini guidate dal maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, descrivono condizioni meteo marine proibitive, con mare forza 4 e vento di burrasca forza 7. Tali condizioni spinsero una vedetta della Guardia di Finanza a invertire la rotta, ma non determinarono l’immediato avvio delle operazioni di soccorso da parte della Guardia Costiera.

Un elemento centrale emerso durante il processo riguarda alcune conversazioni tra ufficiali della Guardia di Finanza avvenute nei giorni successivi alla tragedia. Gli inquirenti hanno definito tali dialoghi rilevanti, poiché sembrerebbero focalizzati sulla preparazione di una “exit strategy” interna. I sopravvissuti e i familiari delle vittime, costituitisi parte civile, continuano a chiedere che venga fatta piena luce sulla catena di comando e sulle decisioni prese in quelle ore concitate.

Le denunce delle organizzazioni umanitarie

Emergency, anch’essa parte civile nel processo, ha espresso una posizione netta attraverso i propri portavoce: «Non si può parlare di tragica fatalità, ma di gravi negligenze». L’associazione sostiene che l’evento sia stato gestito come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere piuttosto che come un’operazione di salvataggio. La richiesta che arriva dal mondo del terzo settore è quella di una missione SAR (Search and Rescue) europea e della creazione di vie legali di ingresso.

Al dramma di Cutro si aggiunge l’emergenza legata al recente ciclone “Harry”, i cui effetti stanno riportando a galla i resti di numerosi dispersi lungo i litorali calabresi e siciliani. Monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, ha sollecitato interventi concreti per la dignità dei defunti: «Riconosciamo la dignità dovuta almeno ai corpi. Chiediamo alle autorità prelievi del Dna per tutti coloro che perdono la vita sulle rotte migratorie. Una banca dati permetterebbe ai familiari di sapere dove andare a piangere i loro cari».

I dati di un’emergenza permanente

Il bilancio delle vittime nel Mediterraneo continua a crescere. Save the Children riferisce che, dal naufragio di Cutro a oggi, sono oltre 300 i minori che hanno perso la vita in mare. I dati complessivi dell’OIM indicano più di 34.200 morti o dispersi dal 2014, con quasi 3.000 vittime registrate solo nell’ultimo triennio. In questi primi mesi del 2026, i decessi accertati nel Mediterraneo centrale sono già 500, sebbene organizzazioni come Refugees in Libya ritengano che la cifra reale possa essere superiore di almeno mille unità.

Le critiche delle ONG si rivolgono anche al quadro normativo attuale. Giorgia D’Errico di Save the Children ed Emergency hanno evidenziato come il Patto europeo su migrazione e asilo, insieme al Disegno di legge sull’immigrazione approvato l’11 febbraio scorso, possa ostacolare ulteriormente l’attività delle navi civili e consolidare la cosiddetta “dottrina dei Paesi terzi sicuri”, rendendo ancora più precaria la sicurezza di chi tenta la traversata.