Il prestigio della letteratura in vernacolo e la profondità lirica di uno dei massimi esponenti della cultura calabrese sono stati al centro di una sessione di laurea magistrale presso l’Università della Calabria.
La dottoressa Valentina Caramuta, già laureata in Lettere e Beni culturali, ha discusso con successo una tesi in Filologia Moderna dal titolo “Il dialetto come testimonianza: l’opera di Achille Curcio tra coscienza del tempo e denuncia sociale”, ottenendo il massimo riconoscimento accademico di 110/110 con lode.
Il lavoro di ricerca, che ha visto come relatore il professor Marco Gatto e come correlatore il professor Ivan Pupo, ha analizzato l’intera produzione, sia in poesia che in prosa, del poeta nato a Borgia. L’indagine della dottoressa Caramuta ha inteso nobilitare il dialetto come strumento espressivo “alto”, capace di veicolare temi universali e non solo come mero reperto folkloristico.
La dignità letteraria del vernacolo e lo studio filologico
Durante l’esposizione, la candidata ha ripercorso la questione della lingua in Italia, citando il dibattito tra grandi intellettuali come Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Benedetto Croce e Antonio Gramsci. La ricerca ha evidenziato come la letteratura dialettale sia stata spesso subordinata a quella canonica per ragioni storiche e politiche, nonostante la sua intrinseca qualità.
“Rimasta sempre subordinata alla letteratura ufficiale e canonica per cause storiche, politiche e sociali che il lavoro di tesi indaga, la letteratura in dialetto non è allora da considerare come mero strumento di documentazione folkloristica e di natura popolare e triviale”, ha sottolineato la dottoressa Caramuta, “ma come forma altra, nella quale esprimere in maniera del tutto personale e soggettiva temi e motivi universali ed esistenziali come lo scorrere del tempo, la memoria, l’attaccamento alla terra, la critica e la denuncia sociale”.
Lo studio si è soffermato sul codice linguistico unico creato da Curcio, una fusione armonica di elementi dialettali di Borgia, Montauro e Catanzaro, arricchita da termini desueti e innesti della lingua italiana. Questa particolare struttura, unita a un’innovazione dei modelli metrici europei, conferisce alle liriche un fonoritmo musicale che cattura anche il lettore non dialettofono.
Evoluzione artistica: dalla lirica alla denuncia sociale
L’analisi filologica ha attraversato le diverse fasi della produzione di Curcio, rintracciando un’evoluzione che parte dalle prime raccolte fino alle opere della maturità. Nello specifico, la tesi ha esaminato:
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Lampari: raccolta dove iniziano a comparire i primi accenni di protesta accanto ai temi lirici.
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Hjumara: opera incentrata sulla dialettica tra continuità e rottura, dove il paesaggio calabrese si lega alla riflessione temporale.
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Visioni del Sud e Chi canti, chi cunti?: testi in cui la lingua si adatta a una denuncia sociale più marcata e al ricordo del passato.
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A vertula d’o poeta, ‘U poeta non rida ed È n’atru jornu: opere introspettive dominate dai temi della vecchiaia, della memoria, dell’amore e della morte.
Un interesse particolare è stato riservato alla vena satirica dell’autore, evidente in poemetti come “Tirituppiti catta a lira” o “‘A scola è na virgogna”. In questi lavori, Curcio utilizza l’invettiva e l’ironia per denunciare con forza le storture della società e della classe politica calabrese.
L’incontro con l’autore e il riconoscimento accademico
Un momento di grande rilievo della discussione, sollecitato dal professor Francesco Campennì, ha riguardato la natura “vivente” della testimonianza letteraria di Curcio. Il poeta ha infatti compiuto 95 anni il 26 maggio 2025 e la dottoressa Caramuta ha avuto il privilegio di incontrarlo personalmente nel 2024, raccogliendo preziose riflessioni sulla sua vita e sulle sue opere.
L’interesse manifestato dalla commissione e dal pubblico presente ha confermato il valore scientifico e culturale di una tesi che ridà piena dignità alla letteratura del Mezzogiorno, celebrando un autore che ha saputo trasformare il dialetto in una lingua dell’anima e della coscienza civile.



