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Biodiversità e agricoltura biologica: il progetto del Parco delle Serre per il rilancio delle aree interne

Nel cuore della Calabria, tra boschi di abete bianco e faggete secolari, sta prendendo forma il Biodistretto del Parco Naturale Regionale delle Serre e dei territori limitrofi.

Questa iniziativa non rappresenta solo una tutela ambientale, ma una sfida ambiziosa per valorizzare un patrimonio che si estende su quasi 18.000 ettari tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. Il territorio coinvolge centri come Serra San Bruno, Mongiana, Stilo, Badolato e Bivongi, unendo borghi che custodiscono memorie di fede, artigianato e antica industria.

L’obiettivo è trasformare queste risorse in un motore di benessere per le comunità locali, contrastando lo spopolamento attraverso un modello di sviluppo incentrato sulla sicurezza alimentare e l’economia circolare.

Le eccellenze enogastronomiche delle tre aree coinvolte

Il biodistretto mette a sistema le produzioni d’eccellenza di tre aree geografiche distinte ma interconnesse. Nelle Terre Locridee spiccano il bergamotto, gli agrumi e l’olio d’oliva Geracese, affiancati dal Caciocavallo di Ciminà e dal Maiale Nero d’Aspromonte. Spostandosi verso le Serre Calabresi, il focus si sposta su miele, nocciole e grani pregiati che preservano i saperi agricoli tradizionali. Infine, le Terre Vibonesi contribuiscono con il grano tenero Rosia, i fagioli bianchi, il Pecorino del Monte Poro DOP e i rinomati funghi di Serra San Bruno. Questo paniere di prodotti non è solo un elenco di sapori, ma un ecosistema vivo che mescola innovazione e memoria storica.

La sinergia istituzionale e il percorso di governance

Il percorso è iniziato nel 2021 con la nascita di un comitato promotore guidato dall’ente Parco. Fondamentale è il supporto tecnico e strategico dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dell’ARSAC e di tre Gruppi di Azione Locale: il GAL Serre Calabresi, il GAL Terre Vibonesi e il GAL Terre Locridee. La collaborazione punta a costruire filiere corte e trasparenti, dove il cibo biologico sia sano, tracciabile e garantito. Il progetto mira a creare una relazione diretta tra produttori, scuole e consumatori, seguendo l’esempio di successo di realtà come il biodistretto del Cilento, capace di favorire la riconversione biologica delle aziende e generare nuove opportunità occupazionali.