Un aereo proveniente da Abu Dhabi è atterrato alle 19.25 all’aeroporto di Malpensa, riportando in Italia 200 studenti rimasti bloccati a Dubai in seguito ai bombardamenti successivi all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.
Ad attendere i giovani viaggiatori della World Students, tutti minorenni, si è radunata una folla di genitori e amici sotto il monitoraggio di un imponente presidio delle forze dell’ordine. Il momento dello sbarco è stato caratterizzato da urla e abbracci, ponendo fine a giorni di incertezza per le famiglie coinvolte.
“Sono stati giorni di grande apprensione, ma i ragazzi hanno reagito con coraggio: hanno sentito le esplosioni senza mai farsi prendere dal panico. La vicinanza di tutti ci ha dato forza. Ora vogliamo soltanto riabbracciarli”, hanno dichiarato alcune madri presenti allo scalo milanese durante l’attesa.
Il piano di rimpatrio tra Emirati Arabi e Oman
L’operazione di rientro riguarda centinaia di connazionali distribuiti in diverse aree del Golfo. Dopo i primi arrivi di lunedì, i collegamenti sono proseguiti grazie a voli partiti dagli Emirati Arabi e dall’Oman. Circa 350 persone sono decollate da Muscat con destinazione Roma Fiumicino, mentre due velivoli della compagnia Etihad sono stati diretti verso Milano e Roma. La task force della Farnesina rimane operativa presso l’aeroporto di Muscat e alla frontiera tra l’Oman e gli Emirati Arabi per coordinare i trasferimenti e le procedure di imbarco.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato l’intensità degli sforzi diplomatici e logistici: “Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati”. Parallelamente, la premier Giorgia Meloni ha presieduto a Palazzo Chigi due riunioni governative focalizzate sulla gestione della crisi e sul supporto ai cittadini ancora presenti nell’area interessata dal conflitto.
Le polemiche politiche e il caso della Msc Euribia
Nonostante le operazioni di rimpatrio, il dibattito politico si è acceso intorno alle priorità e ai criteri di assistenza. Il senatore del Movimento 5 Stelle, Pietro Lorefice, ha sollevato critiche sulla gestione dei trasporti dall’Oman: “Molti italiani sono ancora bloccati in Oman dopo trasferimenti estenuanti da Dubai e promesse non mantenute. La famiglia del ministro Crosetto è rientrata tra i primi: è inaccettabile. Il Governo chiarisca criteri e responsabilità”.
Una situazione di particolare criticità persiste al porto di Dubai, dove la nave Msc Euribia è ferma da tre notti. A bordo si trova la maggiore concentrazione di turisti italiani attualmente bloccati. “Ci dicono di stare sereni, ma nessuno indica date certe per il ritorno”, hanno riferito alcuni passeggeri. Dalla compagnia giungono rassicurazioni sull’impegno profuso per garantire un rientro ordinato, sebbene l’incertezza sui tempi rimanga il principale motivo di disagio per gli ospiti della crociera.
L’impatto globale sui trasporti e la presenza italiana nel Golfo
La crisi bellica ha generato ripercussioni sistemiche sulla mobilità internazionale. Dall’inizio degli attacchi di ritorsione iraniani, sono stati cancellati oltre 12.300 voli a livello globale. Le difficoltà non riguardano solo i collegamenti diretti, ma colpiscono anche chi si trova in mete come le Maldive o la Thailandia, i cui voli prevedono scali a Dubai, Doha o Abu Dhabi.
Secondo le stime attuali, nell’area del Golfo si trovano circa 70.000 italiani, suddivisi tra residenti, personale militare, studenti e turisti. Oltre al settore aereo, il conflitto sta paralizzando le rotte marittime da e per il Golfo Persico, con un conseguente aumento dei costi e dei supplementi per il trasporto dei container già in navigazione.



