La morte di Ali Khamenei e le crescenti tensioni in Medio Oriente stanno innescando un effetto domino che dalle cancellerie internazionali arriva dritto ai distributori di carburante della Calabria.
Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde AVS Calabria, ha espresso un duro atto d’accusa contro quella che definisce l’ipocrisia della geopolitica a doppio standard, evidenziando come le strategie delle grandi potenze abbiano ricadute immediate e pesanti sull’economia reale delle famiglie calabresi.
Il nodo dell’esportazione della democrazia e il prezzo del greggio
Secondo Campana, la retorica del sostegno alle libertà civili nasconderebbe spesso interessi puramente energetici. Il portavoce di AVS sottolinea come, pur non essendoci rimpianti per la fine del regime di Khamenei, sia necessario guardare con occhio critico alle giustificazioni degli interventi internazionali.
«Attenzione a giustificare ogni intervento con la nobile scusa di ‘esportare la democrazia’, per poi, nei fatti, limitarsi a importare petrolio. La storia recente ci ha insegnato che la democrazia non si misura in barili».
Il richiamo è rivolto direttamente al governo di Giorgia Meloni, citando le contraddizioni nei rapporti con nazioni come l’Egitto, l’Arabia Saudita o il Sudan, dove la repressione del dissenso non sembrerebbe scalfire le alleanze strategiche o le forniture energetiche dell’Occidente. Questa gestione del diritto internazionale, definita “a corrente alternata”, rischierebbe di legittimare logiche di forza simili a quelle utilizzate da Vladimir Putin per l’invasione dell’Ucraina o potenzialmente applicabili da altre potenze in scenari come Taiwan o il Kosovo.
L’impatto economico in Calabria e lo spettro del gasolio a 2 euro
Mentre il dibattito diplomatico si infittisce, i dati economici di marzo 2026 fotografano una situazione critica. Il Brent ha superato la soglia degli 80-82 dollari al barile, con un incremento che oscilla tra il 7% e il 9%. La causa principale risiede nell’instabilità legata all’Iran e nel potenziale blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di energia.
Per la Calabria, queste tensioni si traducono in un aumento tangibile del costo della vita. Giuseppe Campana fa notare come il prezzo del gasolio sia già cresciuto di 0,15 euro al litro, con la concreta possibilità di toccare quota 2 euro nei prossimi giorni.
«Una tensione nello Stretto di Hormuz si traduce in meno soldi nel portafoglio di un operaio di Vibo Valentia o di un commerciante di Crotone. In Calabria, dove ogni centesimo pesa, il prezzo del petrolio non è un dato da telegiornale: è una questione quotidiana di sopravvivenza economica».
Secondo il portavoce regionale, le scelte compiute a migliaia di chilometri di distanza da attori come Stati Uniti e Israele, con quella che definisce la “silenziosa acquiescenza” del governo italiano, finiscono per gravare direttamente sui cittadini di Reggio Calabria e del resto della regione, trasformando una crisi diplomatica in una spesa insostenibile per molte famiglie.



