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Caro prezzi carburante, l’ombra della speculazione sulla rete italiana: picchi di 2,5 euro in autostrada

L’instabilità geopolitica in Medio Oriente ha generato un riflesso immediato e pesante sulla rete distributiva nazionale, trasformando ogni rifornimento in un onere insostenibile per famiglie e imprese.

Nonostante le rassicurazioni giunte dalle istituzioni circa la disponibilità delle scorte, i listini hanno subito un’impennata verticale. La Sicilia emerge come il territorio più penalizzato, mentre lungo le arterie autostradali si registrano picchi che hanno ormai travolto la soglia psicologica dei 2,5 euro al litro.

La mappa dei rincari: dai self-service ai record autostradali

Le ultime rilevazioni evidenziano una crescita repentina dei costi alla pompa. La benzina in modalità self-service è salita a 1,693 euro al litro, seguita dal gasolio a quota 1,753 euro. Lo scenario peggiore si osserva però in autostrada, dove il Codacons denuncia punte di 2,5 euro per il diesel.

Assotir segnala inoltre una forte frammentazione territoriale. I rincari del gasolio oscillano dai 10 centesimi registrati in Lombardia fino ai 24 centesimi della Sicilia. Parallelamente, iniziano a manifestarsi i primi segnali di criticità logistica, con problemi di approvvigionamento segnalati in Campania e nella stessa Lombardia.

Il nodo della speculazione e la tenuta delle scorte nazionali

Il dibattito pubblico si concentra sulla legittimità di tali aumenti. L’associazione Adoc parla apertamente di speculazioni messe in atto dai petrolieri, sostenendo che le riserve nazionali dovrebbero fungere da cuscinetto contro le oscillazioni del mercato. Su questo fronte, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di rassicurare il sistema Paese.

“Siamo nella condizione di essere abbastanza sicuri quantitativamente. Siamo il paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate”, ha dichiarato il Ministro. Tuttavia, il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) continua a puntare il dito contro manovre speculative, invocando come contromisura una riduzione immediata dell’Iva.

Autotrasporto in emergenza: l’allarme delle sigle di settore

Il comparto della logistica e del trasporto merci è il primo a subire l’onda d’urto economica. Cna Fita stima un aggravio attuale di 2.400 euro l’anno per ogni tir, una cifra che potrebbe toccare i 13.000 euro qualora il conflitto dovesse prolungarsi. Il sindacato definisce “non accettabile osservare rincari alla pompa su scorte di carburante acquistate e raffinate mesi addietro” e chiede l’istituzione di un credito d’imposta straordinario.

Anche Conftrasporto esprime forte preoccupazione, rilevando come l’Italia sia in ritardo rispetto a paesi come la Spagna. Tra le richieste urgenti avanzate al Governo figurano la sospensione dell’Ets (Emission Trading System) e interventi strutturali per sostenere il sistema logistico nazionale.

La risposta del Governo e l’intervento dell’Antitrust

Per far fronte all’escalation, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo la Commissione di allerta rapida. Le sessioni saranno presiedute dal Garante per la sorveglianza dei prezzi Benedetto Mineo, con l’obiettivo di analizzare l’andamento dei mercati energetici e contenere l’impatto sull’inflazione.

Nel frattempo, la questione è approdata in sede legale. Assoutenti ha presentato un esposto all’Antitrust per verificare l’eventuale esistenza di cartelli o pratiche scorrette. Il presidente Gabriele Melluso ha definito l’andamento dei listini del tutto anomalo, sottolineando la mancanza di una correlazione diretta con le quotazioni del greggio.

“Nell’ottobre 2012 il valore del Brent era di 112 dollari al barile, superiore agli 82 dollari odierni, e il prezzo della benzina si attestava allora a 1,83 euro al litro, importo assai simile all’attuale se si considera che oggi la verde gode del taglio delle accise scattato lo scorso gennaio”, ha evidenziato Melluso. L’obiettivo dell’azione legale è accertare se le compagnie stiano trasferendo impropriamente sui consumatori tensioni internazionali che non giustificano rincari fino a 10 centesimi di euro in un solo giorno.