Il futuro di Amaco, l’azienda incaricata della gestione del trasporto pubblico urbano, si trova al centro di un acceso confronto politico.
Ad intervenire con determinazione sulla vicenda è Pierluigi Caputo, capogruppo di Occhiuto Presidente, il quale esprime una netta contrarietà all’ipotesi di cessione del ramo d’azienda. Secondo l’esponente politico, l’operazione nasconderebbe il rischio di una svalutazione del patrimonio collettivo a favore di logiche puramente private.
“Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale e non può essere sacrificato a logiche esclusivamente privatistiche”, ha dichiarato Caputo, ponendo l’accento sulla funzione sociale che l’azienda riveste per l’intera comunità cittadina.
La difesa del carattere pubblico del servizio
Nel corso del dibattito, Caputo ha ribadito che la questione Amaco non può essere ridotta a una mera analisi di bilancio o a valutazioni di tipo economico. L’azienda viene descritta come un pilastro fondamentale per l’organizzazione della mobilità e per la tenuta del tessuto sociale del territorio.
“Amaco non è semplicemente un’azienda – ha spiegato il capogruppo – ma un presidio fondamentale per la mobilità dei cittadini e un elemento di coesione sociale per l’intero territorio”. Proprio per questa ragione, le prospettive di una privatizzazione stanno sollevando forti dubbi e resistenze all’interno del panorama politico locale, preoccupato per la possibile perdita di controllo pubblico su un asset strategico.
Il nodo economico: discrepanze sulle valutazioni dell’immobile
Uno degli aspetti più controversi riguarda il valore economico dell’eventuale operazione di vendita. Caputo ha messo in luce una profonda differenza tra le stime patrimoniali e le offerte attualmente sul tavolo, parlando esplicitamente di una possibile svendita.
“Il valore stimato dell’immobile è di circa 5.000.000 euro, mentre l’offerta avanzata da un imprenditore cosentino sarebbe di 2.100.000 euro per l’acquisto non solo dell’immobile ma anche dei beni e della quota di partecipazione in Cometra”, ha evidenziato Caputo. Una cifra che, se confermata, risulterebbe inferiore alla metà del valore stimato, alimentando le perplessità sulla congruità dell’operazione e sulla tutela degli interessi pubblici.
Le incognite sul personale e sulla continuità occupazionale
Oltre alla dimensione finanziaria, la preoccupazione si sposta sul versante occupazionale. Stando ai documenti relativi alla futura organizzazione del servizio, si ipotizza una forza lavoro composta da 90 dipendenti, con un tetto massimo di 95 unità a seguito della revisione dei bacini. Tale previsione, secondo il capogruppo di Occhiuto Presidente, potrebbe non essere in linea con le normative regionali vigenti, mettendo potenzialmente a rischio la stabilità di numerosi lavoratori.
“Dietro questi numeri non ci sono semplici statistiche, ma lavoratori, famiglie e professionalità che per anni hanno garantito il funzionamento del trasporto pubblico cittadino”, ha affermato Caputo, richiamando l’attenzione sulla necessità di proteggere le competenze maturate nel tempo.
La posizione politica resta dunque orientata alla conservazione della natura pubblica di Amaco, con l’obiettivo di evitare tagli alla qualità del servizio o contrazioni dei livelli occupazionali. “Ridurre il servizio o comprimere l’occupazione significherebbe colpire i lavoratori e la qualità del servizio per i cittadini”, ha concluso l’esponente politico, confermando l’impegno a sostenere questa linea in tutte le sedi istituzionali.



