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Demolizioni a Punta Scifo: un passo decisivo contro l’abusivismo edilizio crotonese

L’avvio delle operazioni di demolizione delle opere abusive realizzate presso il “Marine Park Village” a Punta Scifo segna un momento di svolta per il territorio crotonese.

Gli interventi di abbattimento, sostenuti da finanziamenti ministeriali e comunali, pongono fine a una vicenda giudiziaria complessa che ha visto il Comune di Crotone e Legambiente Calabria schierati come parti civili.

Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Rosaria Vazzano, presidente del Circolo di Crotone, hanno espresso soddisfazione per questo risultato attraverso una nota congiunta: «La notizia dell’avvio delle demolizioni delle opere abusive del cosiddetto “Marine Park Village” realizzate a Punta Scifo rappresenta un segnale importante per la collettività e un passaggio decisivo verso la giustizia ambientale in un territorio di straordinaria bellezza, troppo spesso compromesso dall’abusivismo edilizio».

Il percorso giudiziario e l’entità degli abusi

La vicenda ha attraversato diversi gradi di giudizio, partendo dalla condanna in primo grado emessa dal Tribunale penale di Crotone con la sentenza n. 809 del 2021. Nonostante la successiva dichiarazione di prescrizione dei reati da parte della Corte d’Appello di Catanzaro, l’iter processuale ha confermato l’esistenza di una lottizzazione abusiva a scopo edificatorio in un’area di altissimo pregio paesaggistico.

Il progetto prevedeva una trasformazione urbanistica radicale e illegittima, comprendente 79 bungalow, un ristorante di 352 metri quadri e ampie superfici in cemento armato. Le strutture includevano piazzali per 8.500 metri cubi, una piscina di oltre 3.300 metri quadri, parcheggi e viabilità per circa 13.000 metri quadri, oltre a un impianto di depurazione. Tutte queste opere erano state avviate sulla base di un permesso a costruire rilasciato in violazione delle norme vigenti e degli strumenti urbanistici.

I dati del mattone illegale in Calabria

L’abbattimento di Punta Scifo si inserisce in un contesto regionale critico. Secondo il Rapporto Ecomafia di Legambiente, la Calabria rimane una delle zone più esposte alla pressione dell’edilizia illegale, specialmente lungo le coste. Il monitoraggio “Abbatti l’abuso” rivela che solo l’11% delle ordinanze di demolizione viene effettivamente eseguito, un dato che relega storicamente i comuni calabresi agli ultimi posti delle classifiche nazionali.

Parretta e Vazzano hanno sottolineato l’urgenza di un cambiamento strutturale: «La Calabria è tra le regioni italiane maggiormente esposte alla pressione del “mattone illegale”, in particolare lungo le aree costiere. Allo stesso tempo, la percentuale di demolizioni effettivamente eseguite resta molto bassa: solo l’11%, secondo il monitoraggio “Abbatti l’abuso” realizzato da Legambiente in collaborazione con la Regione Calabria».

La necessità di una inversione di tendenza

Il ripristino dello stato dei luoghi a Punta Scifo viene indicato come un modello da seguire per la tutela del paesaggio e la sicurezza del territorio. La prevenzione e il rafforzamento dei controlli restano gli strumenti principali per evitare che manufatti abusivi comportino pesanti costi ambientali ed economici per l’intera collettività.

Nella nota conclusiva, le rappresentanti di Legambiente hanno ribadito l’importanza di restituire bellezza al territorio: «È indispensabile far rispettare la legge e rafforzare i controlli per impedire a monte la realizzazione di manufatti abusivi che, una volta costruiti, comportano costi ambientali ed economici elevati per la collettività. Occorre ripristinare i luoghi, restituire integrità al paesaggio e mettere in sicurezza il territorio, restituendogli bellezza. La Calabria può e deve segnare un’inversione di tendenza».