Il calcio dilettantistico calabrese si ferma davanti all’ennesimo atto di violenza. L’Associazione Italiana Arbitri della Calabria ha assunto una posizione di estremo rigore per denunciare una realtà diventata ormai insostenibile sui campi della regione.
I Presidenti delle Sezioni arbitrali e il Comitato Regionale AIA Calabria hanno ribadito la condanna totale verso ogni forma di brutalità nel calcio, richiamando il comunicato congiunto diffuso il 14 febbraio 2026 insieme alla LND Calabria, all’Associazione Italiana Calciatori e all’Associazione Italiana Allenatori Calcio.
Secondo i vertici arbitrali, questi episodi minano i valori fondamentali dello sport e mettono a rischio l’incolumità dei giovani direttori di gara che, ogni settimana, garantiscono il regolare svolgimento delle competizioni.
Una spirale di aggressioni intollerabile per il sistema sportivo
Nel documento ufficiale, l’AIA Calabria descrive una spirale di intimidazioni che colpisce l’intero sistema dilettantistico. Non si tratta più di casi isolati, ma di un fenomeno che mette in discussione la serenità di chi è chiamato a far rispettare le regole. Ogni fine settimana, decine di giovani affrontano le gare con passione e responsabilità, trovandosi però spesso esposti a comportamenti inaccettabili.
Il caso Sporting Ceramida contro Sinopolese
La scintilla che ha fatto esplodere la protesta è legata a quanto avvenuto il 4 marzo 2026. Durante l’incontro tra Sporting Ceramida e ASD Sinopolese, valido per il girone G del campionato di Terza Categoria, si è verificata un’aggressione ai danni dell’arbitro. I vertici associativi hanno definito l’evento come gravissimo, considerandolo un attacco diretto non solo al singolo ufficiale di gara, ma a tutto il movimento calcistico regionale.
La decisione drastica di fermare la Terza Categoria
Di fronte a questa escalation, è arrivata la decisione di sospendere il campionato di Terza Categoria. Si tratta di una scelta simbolica ma di grande impatto, volta a lanciare un segnale inequivocabile contro la violenza e a pretendere maggiori tutele. Il messaggio inviato dalle istituzioni arbitrali è perentorio: senza le necessarie condizioni di sicurezza e il rispetto reciproco, il calcio non può proseguire il suo cammino.



