La Procura della Repubblica di Crotone ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di quattro persone a Belvedere Spinello.
L’inchiesta riguarda la gestione del servizio idrico integrato e il funzionamento degli impianti di depurazione del territorio comunale. Tra i soggetti coinvolti figurano l’ex sindaco, il sindaco in carica e alcuni responsabili tecnici e finanziari dell’amministrazione.
Le attività investigative, condotte dai Carabinieri della Stazione di Belvedere Spinello e coordinate dal procuratore Domenico Guarascio, hanno fatto emergere presunte omissioni e irregolarità con pesanti ricadute ambientali e amministrative.
Le criticità degli impianti e il danno al fiume Neto
Al centro degli accertamenti si trovano gli impianti di depurazione situati nelle località Chiusa del Pozzo e Chiatrette. Secondo l’ipotesi accusatoria, le strutture non sarebbero state mantenute in condizioni idonee a garantire il trattamento dei reflui. Questa situazione avrebbe causato una dispersione continua di acque non trattate che, attraverso il sistema di drenaggio naturale, hanno raggiunto il fiume Neto.
I rilievi tecnici indicherebbero che gli sversamenti hanno provocato fenomeni di impaludamento e un progressivo deterioramento delle matrici ambientali. Ai quattro indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di rifiuto e omissione di atti d’ufficio, falsità ideologica, inquinamento ambientale e abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi. Gli inquirenti sostengono che, nonostante la situazione di criticità fosse nota da tempo, non sarebbero stati adottati gli interventi necessari per impedire la dispersione dei reflui.
Irregolarità finanziarie e mancata riscossione dei ruoli
L’indagine ha fatto luce anche sulla gestione economica del servizio idrico. La Procura contesta la mancata emissione dei ruoli per la riscossione delle tariffe, nonostante queste fossero state formalmente approvate. Tale circostanza avrebbe determinato una cronica carenza di risorse finanziarie, rendendo impossibile la manutenzione e la gestione efficiente del sistema di depurazione.
Inoltre, gli investigatori hanno rilevato presunte anomalie nelle richieste di finanziamento inviate alla Regione Calabria, che sarebbero risultate prive di documentazione tecnica e progettuale adeguata. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti anche i bilanci comunali relativi agli anni dal 2021 al 2025. Secondo l’accusa, sarebbero state inserite previsioni di entrata non supportate da titoli giuridici effettivi, riferite a somme mai richieste agli utenti, fornendo così una rappresentazione non veritiera dell’equilibrio economico-finanziario dell’ente.
L’impatto sull’ecosistema della rete natura 2000
Particolarmente grave appare la contestazione di inquinamento ambientale, data la collocazione dell’area interessata. Gli sversamenti avrebbero colpito un contesto naturalistico di pregio inserito nella Rete Natura 2000, specificamente nella Zona di Protezione Speciale Foce del Neto. Le analisi hanno evidenziato l’immissione di carichi organici e batteriologici, con presenza di Escherichia coli, compromettendo lo stato ecologico delle acque e del suolo.
Tali fenomeni avrebbero innescato processi di eutrofizzazione, con possibili effetti negativi sulla biodiversità, sulla macrofauna e sulle popolazioni ittiche. A uno degli indagati è stata inoltre contestata la violazione relativa all’abbandono di rifiuti speciali pericolosi. Nei pressi dell’impianto di Chiatrette sono stati infatti rinvenuti circa due metri cubi di materiali ingombranti, imballaggi e apparecchiature elettriche ed elettroniche lasciati in modo incontrollato.



