Il quadro geopolitico in Medio Oriente registra un improvviso cambio di direzione dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump diffuse tramite la piattaforma Truth.
Il presidente statunitense ha ordinato all’esercito di rinviare ogni operazione militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. La decisione è maturata a seguito di quelli che Trump ha definito due giorni di conversazioni molto positive e produttive con l’Iran, finalizzate a una risoluzione completa delle ostilità nella regione.
La pausa operativa avrà una durata di cinque giorni e la sua prosecuzione resterà legata all’andamento dei negoziati in corso.
Nonostante l’apertura di Washington, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha riportato una versione differente, citando fonti secondo cui non vi sarebbero state comunicazioni dirette o indirette con gli Stati Uniti. Secondo la stessa fonte, il passo indietro di Trump sarebbe dettato dal timore di ritorsioni iraniane contro le infrastrutture energetiche in tutto il Medio Oriente.
Le sei condizioni di Teheran per la fine delle ostilità
Parallelamente agli annunci della Casa Bianca, l’agenzia Tasnim ha reso note le sei condizioni poste dall’Iran per porre fine allo stato di guerra con gli Stati Uniti e Israele. Le richieste del regime includono garanzie sulla non ripetizione del conflitto, la chiusura delle basi militari statunitensi nell’area e il pagamento di risarcimenti economici a favore dell’Iran.
Teheran esige inoltre la fine delle operazioni contro tutti i gruppi regionali affiliati, tra cui Hezbollah, l’istituzione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale con relativa estradizione degli operatori dei media considerati anti-iraniani. Si tratta di punti che appaiono estremamente complessi da negoziare per l’amministrazione americana.
Reazione immediata delle Borse e crollo del prezzo del greggio
L’allentamento delle tensioni ha provocato un’immediata inversione di tendenza sui mercati finanziari, che avevano aperto la sessione in territorio negativo. La Borsa di Milano ha registrato un netto rialzo toccando i 43.675 punti, mentre lo spread tra Btp e Bund, che in mattinata aveva raggiunto i 104,5 punti base segnando i massimi da maggio dello scorso anno, è sceso fino a 84 punti. Il rendimento del decennale italiano si è attestato al 3,8%.
In Europa lo Stoxx 600 è salito dell’1%, trascinato dai comparti tecnologico e industriale. Al contrario, il settore energetico ha subito un pesante rallentamento a causa del crollo delle quotazioni del greggio. Il Wti è sceso a 90 dollari al barile, perdendo l’8,7% rispetto ai massimi mattutini di 100,68 dollari. Il Brent ha seguito una traiettoria simile, portandosi a 104,5 dollari con una flessione del 7%. In controtendenza i metalli preziosi: l’oro è salito a 4.389 dollari l’oncia e l’argento ha guadagnato il 5,5% raggiungendo i 67,6 dollari.



