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Sanità calabrese tra promesse elettorali e realtà dei dati Agenas

Il panorama della sanità in Calabria continua a mostrare una distanza netta tra le dichiarazioni politiche e l’effettiva erogazione dei servizi sul territorio.

Un punto di riferimento centrale in questo dibattito è il video del 30 settembre 2025, ripreso durante l’intervento di Giorgia Meloni a Lamezia Terme. In quell’occasione, i toni trionfali e le promesse solenni avevano delineato un futuro di rinascita per il sistema sanitario regionale, ma i documenti tecnici pubblicati recentemente offrono una prospettiva differente.

Il Report Nazionale di Monitoraggio DM 77/2022, riferito al secondo semestre del 2025 e curato dall’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), fornisce numeri certificati che descrivono una situazione di stallo. Secondo quanto riportato da Carlo Guccione, componente della Direzione Nazionale del PD, i dati ufficiali prodotti dallo stesso governo smentirebbero nei fatti le rassicurazioni fornite durante la campagna elettorale.

La paralisi delle strutture territoriali e il peso della migrazione sanitaria

L’analisi dei dati Agenas rivela criticità profonde nella realizzazione delle infrastrutture previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per quanto riguarda le Case della Comunità, a fronte di 63 strutture programmate, ne risultano aperte soltanto 2, con nessuna di esse conforme agli standard qualitativi richiesti. La situazione degli Ospedali di Comunità appare altrettanto complessa: sui 20 previsti, ne risulta attivo soltanto 1, garantendo appena dieci posti letto per l’intero territorio regionale.

Un altro indicatore allarmante riguarda le cure palliative domiciliari, la cui copertura si attesta al 36%, posizionando la Calabria tra le regioni con le prestazioni peggiori a livello nazionale. Questa carenza di servizi di prossimità alimenta costantemente il fenomeno della migrazione sanitaria. Ogni anno, circa 326 milioni di euro lasciano la regione per finanziare le cure dei cittadini calabresi negli ospedali del Nord Italia. Si tratta di risorse ingenti che, se trattenute, potrebbero contribuire in modo decisivo al finanziamento e al potenziamento della sanità locale.

L’incognita delle scadenze PNRR e il permanere del commissariamento

Nonostante gli annunci relativi a una imminente uscita dal commissariamento, la misura rimane pienamente in vigore. La Calabria si trova inoltre ad affrontare una sfida temporale decisiva: mancano solo tre mesi alla scadenza dei termini previsti dal PNRR. Il rischio concreto è la perdita definitiva dei fondi europei, che rappresentano un’occasione storica per l’ammodernamento del sistema.

La realtà quotidiana dei cittadini rimane segnata da liste d’attesa estenuanti per le visite specialistiche e dalle difficoltà strutturali del servizio di emergenza-urgenza. In questo contesto, la richiesta che emerge con forza è quella di passare dagli annunci alle realizzazioni concrete: l’apertura effettiva delle strutture e l’erogazione di servizi efficienti sono i passaggi necessari per garantire il diritto costituzionale alla salute in una regione che attende da troppo tempo risposte tangibili.