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Lamezia Terme, il vescovo Parisi: «La Pasqua è la forza che annulla ogni segno di morte nella nostra vita»

L’annuncio della Risurrezione non è un semplice ricordo storico, ma un criterio operativo capace di incidere profondamente nella realtà umana.

Durante la Veglia Pasquale presieduta nella Cattedrale, monsignor Serafino Parisi ha sottolineato la necessità di assumere la Pasqua come fondamento dell’esistenza, invitando i fedeli a entrare nelle pieghe della storia per portare un annuncio di speranza laddove prevalgono sofferenza e morte.

La testimonianza apostolica e la vittoria sulla negatività

Il fulcro del messaggio cristiano risiede nella trasformazione interiore che ha coinvolto i primi testimoni. Secondo il Vescovo, l’annuncio apostolico è suggestivo proprio perché trasforma ogni credente in un apostolo portatore di vita e gioia. La fede nella resurrezione di Gesù poggia sulla testimonianza di chi è stato liberato per primo dalle negatività che segnavano l’esistenza.

«Noi crediamo nella Pasqua, nella resurrezione di Gesù perché ce lo hanno detto gli apostoli», ha spiegato monsignor Parisi, evidenziando come la Chiesa sia fondata su questo dinamismo. In forza della morte di Cristo, ogni segno di fine viene annullato, mentre la Risurrezione potenzia ogni principio vitale, rendendo la Pasqua un motore di cambiamento per l’intera umanità.

La salvezza come processo di liberazione concreta

Nella prospettiva delineata dal Vescovo, la Pasqua rappresenta la conferma che Dio non dimentica le sue promesse né il grido dell’uomo in cerca di riscatto. Questo intervento divino si traduce in una salvezza intesa come liberazione concreta e instancabile. La narrazione biblica si collega così alla determinazione di Dio di rendere l’uomo libero, trasformando la Pasqua nel principio operativo che guida l’agire umano nel mondo.

Un annuncio di speranza contro la follia delle guerre

La riflessione di monsignor Parisi si è poi spostata sulla cronaca attuale e sulle ferite che colpiscono la società contemporanea. Il Vescovo ha esortato a collocare il messaggio pasquale proprio dentro il cuore sofferente del mondo, segnato da conflitti e disperazione.

«Pensiamo alla follia delle guerre il cui linguaggio è sempre stato il linguaggio della morte che chiedeva e chiede di avere la vittoria. Ma, la morte può vincere? Si può vincere ammazzando?», si è chiesto il presule. La risposta risiede nel segno della pietra rotolata via dal sepolcro, simbolo di una vittoria definitiva: la morte non rappresenta l’ultima parola, specialmente nelle situazioni in cui l’umanità sembra aver perso la speranza.