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Acri, la ferita di Pasqua a Serra Capra: l’eolico che non si ferma

L’eco dei toponimi storici risuona tra le valli: Dalla Crista, Serralonga, Pertina, Sorbo, Montagnola, Settarie, Carro Armato, Costantino, Aria delle donne e Pagania. Nomi che raccontano una geografia fatta di volti e di storie, ora attraversata da un passaparola concitato che segnala un cambiamento irreversibile nel profilo delle colline.

Le segnalazioni dei cittadini si sono rincorse rapidamente, con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni: la pala eolica in località Serra Capra ha iniziato a muoversi.

Il comitato NAPA aveva già acceso i riflettori sulla vicenda nell’ottobre del 2024, condividendo sui canali social immagini del paesaggio visibilmente segnato dall’installazione e annunciando l’auspicio di uno smantellamento. Tuttavia, la realtà dei fatti ha preso una direzione diversa, culminata in una domenica che avrebbe dovuto essere dedicata al raccoglimento e alla celebrazione.

Un risveglio amaro nel giorno di Pasqua

Domenica 5 aprile, mentre la comunità si preparava per le celebrazioni del Cristo risorto, il movimento delle pale è diventato manifesto. La segnalazione è giunta attraverso filmati inviati dai residenti, testimoni di un’attività che non ha conosciuto soste nemmeno durante la festività religiosa. L’interrogativo che sorge spontaneo tra i cittadini riguarda la scelta dei tempi e delle modalità di intervento da parte di una multinazionale, attiva proprio in un giorno di profondo valore spirituale per il popolo che segue Sant’Angelo di Acri.

Il territorio di Serra Capra non è soltanto un punto sulla mappa, ma un luogo identitario profondamente legato alle radici agricole della zona. È la terra che le generazioni passate hanno coltivato con fatica per il sostentamento di intere famiglie, un ecosistema dove l’azione umana e i fattori naturali hanno trovato per decenni un equilibrio caratterizzante.

La difesa del paesaggio e della biodiversità

La questione sollevata dal comitato territoriale NAPA e dall’associazione Popolo Unito aps trascende la cronaca per toccare temi di civiltà e diritto ambientale. Ci si interroga sulla legittimità di modificare in modo permanente un paesaggio che è espressione di identità collettiva, trasformando un carattere naturale e umano consolidato nel tempo in un sito di sfruttamento industriale.

L’impatto sulla biodiversità e l’alterazione visiva definitiva rappresentano, secondo le associazioni coinvolte, uno scempio che rischia di restare permanente. La sollecitazione rivolta alla cittadinanza è quella di riflettere sul valore del patrimonio naturale e culturale, sostenendo quella che viene definita una battaglia di civiltà per la tutela di un territorio che non potrà più tornare alla sua forma originaria.