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Il ministro Valditara esclude il ritorno alla didattica a distanza nonostante la crisi energetica

La scuola italiana non tornerà alla didattica a distanza. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha spento ufficialmente le ipotesi circolate nelle ultime ore riguardo a un possibile riutilizzo della Dad come strumento per fronteggiare le conseguenze economiche del conflitto in Iran.

Intervenendo all’Adnkronos, il capo del dicastero ha chiarito che non è previsto alcun piano che preveda la chiusura degli istituti o lo spostamento delle lezioni online per motivi legati al risparmio energetico.

Le motivazioni dell’allarme sindacale

Le rassicurazioni del ministero giungono in risposta alle preoccupazioni sollevate da Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief. Secondo l’analisi della sigla di categoria, l’attuale crisi geopolitica in Medio Oriente sta provocando ripercussioni immediate sul costo dei carburanti, con il rischio di spingere l’Italia verso un tasso di inflazione estremamente elevato entro il mese di giugno.

In questo scenario, il sindacato aveva ipotizzato che il governo e il Parlamento potessero valutare l’adozione della didattica a distanza come misura consequenziale al possibile collocamento dei lavoratori pubblici in smart working. “Potrebbe sembrare una soluzione eccessiva, ma sarebbe consequenziale all’entrata in vigore di misure atte a risparmiare le risorse energetiche, dalla razionalizzazione di luce, gas, petrolio allo smart working per tutti i dipendenti pubblici”, ha dichiarato Pacifico.

Il contesto internazionale e le prospettive per gli istituti

La proposta di Anief si basava sull’osservazione di dinamiche già in atto fuori dai confini nazionali. Il presidente del sindacato ha infatti sottolineato che la riduzione dei giorni lavorativi è una strategia già adottata in diversi altri paesi del mondo per contrastare l’aumento dei costi vivi. Nonostante la gravità della situazione internazionale, la posizione del sindacato rimane ferma sulla tutela della continuità educativa, pur non nascondendo i rischi concreti legati al perdurare delle tensioni belliche.

“La scuola dovrà essere l’ultima a chiudere ma se la guerra in Medioriente continua potrebbe essere colpita dalla attuale crisi”, ha concluso il leader dell’Anief. Tuttavia, la linea del governo resta quella della presenza fisica negli istituti, separando nettamente la gestione dell’emergenza energetica e del lavoro agile nel settore pubblico dal percorso scolastico degli studenti.