L’Italia si trova a fronteggiare uno scenario di estrema criticità che potrebbe tradursi, già a partire dal prossimo mese di maggio, in un vero e proprio lockdown energetico. Come riportato da La Repubblica, la possibilità di restrizioni concrete sta diventando un’ipotesi di lavoro per l’esecutivo, legata a doppio filo alla crisi nello stretto di Hormuz. Il blocco di questo snodo cruciale per il commercio mondiale mette a rischio i flussi di approvvigionamento, spingendo il governo guidato da Giorgia Meloni ad accelerare sui piani di contingenza.
La stessa presidente del Consiglio ha riconosciuto che le riserve nazionali non sono strutturate per reggere una crisi di lunga durata, una posizione confermata anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. Nonostante l’Italia vanti stoccaggi di gas attualmente al 44% della capacità, dato superiore alla media europea, il timore principale riguarda il rallentamento dei nuovi ingressi di materia prima nelle prossime settimane, fattore che potrebbe svuotare le riserve molto più velocemente del previsto.
Le misure previste dal piano di contenimento
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sta preparando un pacchetto di interventi da sottoporre a Palazzo Chigi per gestire i consumi. Il piano ricalca in parte le strategie già adottate nel 2022, puntando su un razionamento mirato. Per l’estate si ipotizza una stretta sull’uso dei condizionatori, attraverso limiti di temperatura o riduzioni delle fasce orarie di accensione, mentre per il prossimo inverno si valuta il calo di un grado per i termosifoni.
L’esecutivo sta valutando inoltre interventi strutturali sulla vita quotidiana e produttiva del Paese. Tra le ipotesi più discusse figurano la riduzione dell’illuminazione pubblica e dei monumenti, il possibile ritorno delle targhe alterne per limitare il consumo di carburanti e un nuovo massiccio ricorso allo smart working, partendo dalla pubblica amministrazione.
Impatto sulle industrie e produzione nazionale
Il fronte dell’emergenza tocca da vicino anche il comparto industriale, in particolare i settori energivori come l’acciaio e la meccanica, che potrebbero subire rimodulazioni dei cicli produttivi. Sul piano della generazione di energia, il governo valuta di massimizzare l’attività delle centrali a carbone per sopperire alla carenza di gas, cercando contemporaneamente di velocizzare l’installazione di impianti da fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza dai mercati esteri.



