La trombosi rappresenta una delle principali minacce per la salute cardiovascolare, essendo direttamente collegata alla formazione di coaguli nei vasi sanguigni che possono determinare eventi gravi come infarti, ictus ed embolie. In occasione della quindicesima Giornata nazionale per la lotta alla trombosi, prevista per il 15 aprile, l’Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari (Alt) ha diffuso nuovi dati che delineano un quadro complesso tra consapevolezza e abitudini quotidiane. Il tema scelto per l’edizione 2026, “Trombosi: sicuro di conoscerla? Prevenirla è il tuo primo passo”, sottolinea l’importanza della conoscenza come strumento di difesa primario.
I dati del sondaggio tra informazione e sedentarietà
L’indagine condotta dall’associazione rivela che la quasi totalità della popolazione, il 97,5%, ha sentito parlare della patologia e oltre il 74% si ritiene adeguatamente informato. Tuttavia, esiste una discrepanza significativa tra la percezione della propria preparazione e i comportamenti reali. Nonostante l’86,8% degli intervistati dichiari di prestare attenzione alla dieta, il 44% conduce ancora una vita sedentaria e il 25,7% non pratica alcuna forma di attività fisica.
Un dato rilevante riguarda le fonti di informazione: internet è il canale preferito per oltre il 68% degli intervistati, superando il medico di base, consultato da poco più del 50%. Il campione analizzato vede una prevalenza femminile (72,3%) e una forte concentrazione nel Nord Italia (quasi il 70%), con una richiesta unanime da parte del 92% dei partecipanti: avere accesso a informazioni sulla prevenzione più semplici e fruibili.
Fattori di rischio e meccanismi della patologia
La comparsa di un trombo non è un evento casuale ma il risultato di specifiche dinamiche fisiologiche. Gli esperti dell’associazione precisano che «perché si verifichi una trombosi sono necessari più fattori: uno squilibrio del sistema della coagulazione del sangue, una lesione dell’endotelio che riveste l’interno delle vene o delle arterie e un rallentamento della circolazione sanguigna».
Sebbene esista una componente genetica, questa non deve essere intesa come una fatalità ineluttabile. Come specificato dai medici dell’Alt, «non si eredita la trombosi, né l’infarto o l’ictus, ma si può ereditare la tendenza a sviluppare queste malattie. La scienza ha dimostrato che possiamo fare molto per evitarle, a partire dalla conoscenza: è importante saper riconoscere i sintomi premonitori e modificare i fattori di rischio che possono essere corretti».
Pilastri della prevenzione e monitoraggio costante
La strategia più efficace per contrastare l’insorgenza della trombosi risiede nella gestione dei fattori modificabili. Gli specialisti indicano come priorità assoluta il mantenimento di uno stile di vita sano, che includa l’attività fisica regolare, l’eliminazione del fumo e il controllo del peso corporeo attraverso un’alimentazione equilibrata.
Oltre alle abitudini quotidiane, la prevenzione passa per un monitoraggio clinico attento. Risulta fondamentale tenere sotto controllo parametri quali la pressione arteriosa, il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia. La riduzione dello stress e la gestione corretta di patologie come il diabete completano il quadro delle azioni necessarie per ridurre drasticamente la probabilità di occlusione dei vasi sanguigni e proteggere l’integrità del sistema circolatorio.



