Il Ministero della Salute ha reso noto il ritiro dal commercio di un lotto di mozzarella biologica a marchio Amù – Amorebio. Il provvedimento si è reso necessario a seguito di un’anomalia riscontrata nella stampigliatura della data di scadenza, che non corrisponde a quella reale del prodotto.
La segnalazione è stata pubblicata sul portale ufficiale dedicato ai richiami alimentari, strumento attraverso il quale le autorità sanitarie e gli operatori del settore informano tempestivamente la popolazione su eventuali rischi o irregolarità nei prodotti di largo consumo.
I dettagli del lotto coinvolto e l’anomalia riscontrata
L’allerta riguarda specificamente le confezioni da 210 grammi di mozzarella biologica. Il richiamo è stato disposto direttamente dal produttore dopo aver individuato un errore materiale nell’etichettatura: sulle confezioni è stata indicata una data di scadenza posticipata di circa trenta giorni rispetto a quella corretta. Nello specifico, mentre la scadenza reale del prodotto è fissata al 30 aprile 2026, sulle buste oggetto del ritiro è riportata erroneamente la data del 30 maggio 2026.
Il prodotto è realizzato per la società Agriambiente Mugello S.c.a. presso uno stabilimento situato in Toscana. L’azienda ha già provveduto a individuare il lotto interessato e a comunicare le informazioni necessarie per la sua rimozione dagli scaffali dei punti vendita.
Procedure di sicurezza e raccomandazioni per gli acquirenti
La maggior parte delle confezioni appartenenti al lotto segnalato è già stata ritirata dalla rete distributiva. Tuttavia, per i consumatori che avessero già acquistato il prodotto, le autorità suggeriscono di prestare la massima attenzione alla data di consumo. Viene raccomandato di non consumare la mozzarella oltre il termine corretto del 30 aprile 2026.
A scopo cautelativo, è possibile restituire le confezioni presso il punto vendita dove è stato effettuato l’acquisto. In questo caso, il consumatore ha diritto a ricevere il rimborso del prezzo pagato o la sostituzione con un prodotto conforme. Tali procedure rientrano nel quadro dei protocolli standard previsti dalla normativa vigente per garantire l’integrità della filiera alimentare e la tutela della salute pubblica.



