Il futuro della sanità italiana passa attraverso una profonda riorganizzazione della medicina territoriale, con l’obiettivo di rendere il medico di base il motore centrale delle Case di Comunità.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha illustrato alla Conferenza delle Regioni la bozza del decreto legge che porta il suo nome, un provvedimento che mira a garantire un’assistenza più efficiente e vicina ai cittadini, specialmente ai soggetti più fragili.
Il cuore del progetto risiede nell’integrazione stabile dei medici di medicina generale nel modello organizzativo delle Case di Comunità. La novità più rilevante riguarda il rapporto di lavoro: per i professionisti, attualmente convenzionati con le Asl, si apre la possibilità di optare per un contratto da dipendente pubblico, equiparato a quello dei medici ospedalieri. Tale passaggio avverrà su base esclusivamente volontaria, senza cancellare il sistema della convenzione, ma inaugurando un modello misto che potrebbe espandersi progressivamente nei prossimi anni.
Verso un sistema di remunerazione basato sui servizi
La riforma propone un cambiamento significativo anche sul fronte economico. Il superamento del pagamento basato esclusivamente sul numero di assistiti è uno dei punti cardine della bozza. La nuova struttura retributiva dovrebbe legarsi alla partecipazione attiva nella rete territoriale e alla presa in carico effettiva di pazienti cronici e fragili. Questo approccio punta a valorizzare la qualità del servizio e l’integrazione con le équipe multidisciplinari, composte da pediatri, infermieri, specialisti, psicologi e assistenti sociali.
L’obiettivo del ministero è nobilitare la medicina generale, rendendola una specializzazione a tutti gli effetti e aumentando l’attrattività di una branca che negli ultimi anni ha sofferto una crisi profonda. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di base è diminuito di 5.197 unità, portando a una carenza complessiva di oltre 5.700 professionisti. Attualmente, ogni medico segue in media 1.383 assistiti, superando il livello ottimale e rendendo sempre più difficile per i cittadini l’accesso alle cure primarie.
Cronoprogramma e sfide per la medicina territoriale
La tabella di marcia del ministro Schillaci è serrata. Il decreto legge potrebbe approdare in Consiglio dei Ministri entro maggio, con l’auspicio di ottenere il via libera definitivo dalle Regioni in tempi brevi. Entro il 30 giugno 2026 si punta alla piena operatività delle Case di Comunità, strutture intermedie pensate per alleggerire il carico di lavoro degli ospedali. Al 31 dicembre 2025 risultavano attive 781 strutture con almeno un servizio funzionante, su un totale di 1.715 programmate attraverso i fondi del Pnrr.
Nonostante l’accoglienza complessivamente positiva da parte dei presidenti di Regione, restano da sciogliere i nodi legati alle posizioni dei sindacati di categoria, che appaiono divisi e pronti al confronto sui dettagli del testo. In merito all’urgenza della riforma, il ministro Schillaci ha dichiarato durante l’incontro: «Non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia». L’intento è accelerare i tempi per fornire una risposta concreta alla carenza di personale e alla necessità di un’assistenza territoriale più capillare.



