I difensori dell’azienda contestano l’operato dell’Azienda Sanitaria Provinciale in merito alla diffusione di una comunicazione interna che riguardava un singolo lotto destinato alla mensa ospedaliera di Soverato, rassicurando sulla conformità del prodotto.
La contestazione dei legali sulla diffusione della nota
La vicenda ha preso il via da una notizia diffusa il 12 maggio scorso. Gli avvocati Giuseppe Costabile, Ileana Pileggi e Gianfilippo Maradei, difensori della società titolare del marchio Acqua Leo, hanno preso posizione per chiarire i contorni di una situazione che vede coinvolta l’azienda, riservandosi di tutelare i diritti della propria assistita nelle sedi competenti. Al centro della contestazione si trova l’operato dell’Asp di Catanzaro. Secondo i legali, l’ente ha consentito la divulgazione di una nota firmata dal Direttore del Presidio Ospedaliero di Soverato senza aver prima proceduto alle necessarie verifiche. Il documento conteneva una richiesta di sospensione cautelativa per uno specifico lotto di Acqua Leo, precisamente il numero 118 in formato da 0,5 litri, destinato e consegnato in modo esclusivo alla mensa della struttura ospedaliera.
Le ragioni dell’assenza di rischi per il mercato
Il comportamento dell’autorità sanitaria ha provocato, nel giro di pochissimo tempo, un allarmismo giudicato ingiustificato dagli avvocati, amplificato dalla rapidità con cui la notizia è rimbalzata sui canali social. I difensori della società evidenziano che non sussiste alcuna ragione di preoccupazione per i consumatori, appoggiando la tesi su elementi precisi.
“La società titolare del marchio Acqua Leo, ha effettuato, anche sul lotto n. 118, come da protocollo, tutte le analisi di laboratorio prima di immettere sul mercato il prodotto, accertandone la perfetta conformità ai parametri di legge previsti; il lotto attenzionato riguarda esclusivamente quello consegnato al Presidio Ospedaliero di Soverato; la stessa nota interna, infatti, disponeva in via meramente cautelare la sospensione dell’utilizzo delle sole bottigliette destinate alla mensa ospedaliera senza alcun riferimento ad altri lotti o alla distribuzione sul mercato del prodotto. A distanza di oltre 3 giorni dall’accaduto l’ASP non ha ancora provveduto a fissare/comunicare l’inizio delle “analisi irripetibili” sul campione prelevato, ai sensi dell’art. 223 del Dlgs n. 271/1989”.
Gli esiti delle verifiche esterne condotte dall’azienda
L’intera vicenda ha causato un pesante impatto sul piano della reputazione e dell’economia aziendale, scaturito proprio dalla fuoriuscita di quel documento che doveva rimanere ad esclusivo uso interno dell’Asp. In attesa che vengano avviate le procedure di verifica ufficiali da parte degli organi competenti, la proprietà del marchio ha deciso di muoversi autonomamente per fare chiarezza nel minor tempo possibile. È stato quindi dato mandato a un laboratorio esterno, non collegato all’azienda ma regolarmente accreditato presso il Ministero, di svolgere ulteriori controlli approfonditi sui campioni. Le nuove indagini di laboratorio volte a garantire la sicurezza alimentare hanno escluso in modo categorico la presenza di agenti contaminanti nel prodotto.
“Atteso il gravissimo danno reputazionale e patrimoniale che sta subendo la società titolare del marchio Acqua Leo, a causa dell’incauta fuoriuscita della predetta nota interna all’Asp, in attesa delle necessarie verifiche ufficiali, la società nostra assistita, facendosi parte diligente, ha incaricato un laboratorio esterno all’azienda accreditato dal Ministero, di effettuare, a tutela della salute dei consumatori, ulteriori analisi sul caso che hanno evidenziato, incontrovertibilmente, l’assenza di qualsivoglia contaminazione”.



