Il conflitto tra Israele e Iran continua a espandere i propri confini, lambendo le rotte civili e i corridoi umanitari del Mediterraneo. Nelle ultime ore, le forze della marina militare israeliana hanno avviato un’operazione di intercettazione e abbordaggio nei confronti di diverse imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, la flotta umanitaria partita nei giorni scorsi dalla Turchia e diretta verso la Striscia di Gaza per tentare di rompere il blocco navale.
L’operazione militare si è consumata al largo di Cipro, in piene acque internazionali, a circa 250 miglia nautiche dalla costa palestinese. Questo elemento rischia di innescare una complessa crisi diplomatica internazionale, coinvolgendo direttamente anche l’Italia. A bordo delle imbarcazioni fermate si trovano infatti circa trentacinque cittadini italiani.
La denuncia degli attivisti e i primi fermi
La tensione è salita rapidamente durante la mattinata, quando i commando israeliani hanno iniziato ad affiancare e salire a bordo dei mezzi civili in pieno giorno. Una dinamica, questa, definita insolita dagli stessi organizzatori della missione. La portavoce per l’Italia di Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha diffuso i dettagli del blitz a Roma.
«Quattro navi e sei mezzi veloci israeliani hanno iniziato a dare la caccia alle barche della Global Sumud Flotilla», ha spiegato la portavoce, confermando che l’azione militare ha colpito duramente il convoglio. Secondo le informazioni raccolte dall’unità di crisi del movimento, almeno dieci imbarcazioni sarebbero già state abbordate dalle forze di Tel Aviv.
L’elenco dei mezzi civili intercettati comprende i nomi di Cactus, Zio Faster, Holy Blue, Furleto, Kyriakos, Amanda, Blue Toys, Barbaris, Isobella e Tenaz. Di queste, alcune battono bandiera italiana. Maria Elena Delia ha espresso forte preoccupazione per la sorte dei volontari, sottolineando l’interruzione improvvisa delle comunicazioni: «Abbiamo perso i contatti con diverse persone, non sappiamo dove siano e non sappiamo dove le stanno portando». Secondo quanto riferito dalla stessa portavoce, risulterebbero già fermati almeno sette o otto connazionali sui trentacinque presenti complessivamente nella flotta.
Lo scontro internazionale sulle rotte degli aiuti
La Global Sumud Flotilla era salpata dal porto turco di Marmaris con cinquantaquattro imbarcazioni e attivisti provenienti da decine di Paesi, con l’obiettivo dichiarato di recapitare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza e contestare la legittimità del blocco marittimo.
Da parte sua, il governo israeliano considera queste iniziative una provocazione e una violazione diretta delle restrizioni di sicurezza nell’area del conflitto. Poco prima del blitz, il ministero degli Esteri di Tel Aviv aveva lanciato un severo monito via social, esortando i partecipanti a cambiare rotta e a tornare immediatamente indietro, ribadendo che Israele non permetterà alcuna violazione del blocco navale su Gaza. I media locali riportano che gli attivisti trattenuti a bordo verranno trasferiti verso il porto israeliano di Ashdod.
L’episodio ha attivato i canali diplomatici. Il ministero degli Affari Esteri italiano ha fatto sapere di essere in contatto costante con le ambasciate a Cipro e a Tel Aviv, oltre che con le strutture consolari, per monitorare la sicurezza dei cittadini italiani coinvolti e chiedere il rispetto delle norme del diritto internazionale.



