Un forte incremento dei costi di produzione sta mettendo a rischio i raccolti e la stabilità economica delle imprese agricole, in particolare nel territorio calabrese. La denuncia arriva direttamente da Strasburgo, dove una mobilitazione dei giovani agricoltori di Coldiretti ha posto l’accento sul pesante impatto delle politiche comunitarie legate al Green Deal, in un contesto già fortemente aggravato dalle tensioni internazionali.
I costi insostenibili e l’impatto sui redditi
A causa della crisi in Iran e della conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, si registra un rincaro dell’81% per i fertilizzanti rispetto allo scorso anno, con l’urea in prima fila tra i prodotti interessati dal picco dei prezzi. A questa situazione si aggiungono i continui aumenti del gasolio agricolo. Il risultato per le aziende si traduce in un aggravio che raggiunge i 250 euro per ettaro, una cifra che riduce drasticamente i redditi dei produttori e minaccia la continuità delle colture.
I fertilizzanti rappresentano una voce di spesa cruciale, arrivando a coprire fino al 24% degli input intermedi nelle aziende a seminativo. Nonostante ciò, le recenti misure della Commissione Europea non prevedono lo stanziamento di nuove risorse finanziarie, orientandosi invece verso l’utilizzo di fondi già stanziati all’interno della Politica agricola comune. Tale meccanismo, secondo l’organizzazione agricola, finisce per sottrarre ulteriori tutele economiche agli agricoltori proprio nel momento di massima emergenza.
La critica ai meccanismi Cbam ed Ets
Sotto accusa vi sono in particolare due strumenti normativi: il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e il mercato europeo delle quote di emissione di anidride carbonica applicato ai concimi. Coldiretti chiede la sospensione immediata di questi vincoli climatici, considerati responsabili di un ulteriore aumento dei costi per la produzione agroalimentare e, di conseguenza, dei prezzi al consumo.
La contestazione evidenzia la mancanza di una visione strategica capace di bilanciare gli obiettivi di decarbonizzazione con la difesa del reddito agricolo e con la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari.
Il digestato come alternativa per il futuro
L’unica reale apertura rilevata nei piani europei riguarda la valorizzazione del digestato, il fertilizzante organico derivante dal recupero di reflui zootecnici e biomasse agricole. Questo strumento viene indicato come la principale via per ridurre la dipendenza dalle importazioni di concimi chimici dall’estero e per favorire i processi di economia circolare.
In merito alla situazione attuale, Enrico Parisi ha dichiarato che:
“l’Europa non può continuare a scaricare sugli agricoltori il costo di una crisis internazionale e di scelte burocratiche che stanno mettendo a rischio la produzione alimentare. Chiediamo l’abolizione delle tasse sui fertilizzanti, lo stanziamento di un fondo straordinario per gli agricoltori e soprattutto la semplificazione del corpo normativo per l’utilizzo del digestato. Servono misure immediate per sostenere le imprese agricole e garantire continuità produttiva in una fase di forte pressione sui costi e sui redditi delle aziende.”
Sebbene le ultime bozze del piano dell’Unione Europea mostrino segnali di apertura verso una semplificazione burocratica per l’impiego del digestato, Coldiretti ne richiede un’attivazione immediata e concreta, affinché le nuove regole non rimangano confinate ai testi normativi ma offrano subito un supporto pratico alle aziende sul territorio.



