Il sistema sanitario calabrese continua a mostrare forti criticità nella gestione delle prestazioni quotidiane e della medicina territoriale. Le difficoltà organizzative si riflettono direttamente sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie, costretti a fare i conti con l’interruzione di servizi essenziali e la carenza di programmazione.
Un caso emblematico riguarda l’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, dove l’Azienda sanitaria provinciale ha sospeso, dopo oltre dieci anni di attività, il trattamento di eritrocitoaferesi. Si tratta di una terapia salvavita fondamentale per i malati di anemia falciforme, necessaria per prevenire crisi vaso-occlusive, dolori cronici, ictus o infarti. Per ovviare alla sospensione, l’Asp di Crotone ha prospettato l’attivazione di un servizio navetta verso l’ospedale di Catanzaro. Una soluzione che tuttavia impone ai pazienti viaggi di oltre un’ora a tratta, a cui si aggiungono i tempi della terapia e i disagi legati alla viabilità della strada statale 106, specialmente nel periodo estivo.
Le criticità nell’assistenza ai minori autistici e le reazioni politiche
Alle problematiche riscontrate nel crotonese si affiancano le preoccupazioni delle famiglie dei minori autistici. La mancanza di una programmazione adeguata per la sostituzione di psicologi e terapisti rischia di interrompere la continuità terapeutica, un elemento giudicato indispensabile per non vanificare i progressi ottenuti dai ragazzi nel corso dei mesi.
Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale del Partito Democratico, Ernesto Alecci, che ha espresso una netta critica nei confronti dell’attuale gestione della sanità calabrese, ponendo l’accento sulla distanza tra la narrazione istituzionale e le reali condizioni dei territori.
“Basta girare per i territori quotidianamente per comprendere le conseguenze delle inefficienze e dei disservizi. Non è sufficiente progettare grandi ospedali o dire che i medici non vogliono lavorare in Calabria. Dietro le luci della ribalta, c’è la vita delle persone che si scontra con l’incapacità di organizzare la Sanità sui territori.”
Secondo l’esponente della minoranza, la gestione del comparto non può limitarsi alla pianificazione delle grandi strutture o alle giustificazioni legate alla carenza di personale medico, ma deve tradursi in una vicinanza concreta alle esigenze delle comunità locali, evitando che i malati cronici e le fasce più vulnerabili subiscano le conseguenze di vincoli burocratici o di una parziale continuità assistenziale.



