I dati recentemente pubblicati dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) indicano un trend di miglioramento nei tempi di attesa a livello nazionale e regionale. Tuttavia, la percezione dei cittadini calabresi continua a scontrarsi con la realtà di lunghe aspettative per l’accesso alle cure, spingendo le rappresentanze sindacali a chiedere maggiore trasparenza e interventi strutturali.
Le domande del sindacato sui dati reali delle ASL calabresi
Il quadro generale delineato dalle statistiche nazionali necessita di una verifica puntuale sul territorio. Su questo tema è intervenuto Cosmo De Matteis, Presidente Nazionale Emerito del Sindacato Medici Italiani (SMI), che ha evidenziato l’importanza di analizzare nel dettaglio le performance delle singole aziende sanitarie locali per comprendere l’effettiva portata del fenomeno.
“Dagli ultimi dati sui tempi di attesa pubblicati qualche giorno fa dall’ AGENAS sembrerebbe che vi sia un miglioramento nelle regioni e anche in Calabria; in questo senso vorremmo porre alcune semplici domande. Vorremmo capire quali siano i dati rispetto alle singole ASL della Regione Calabria in modo di aver un quadro più preciso rispetto al primo appuntamento offerto dai CUP e delle rinunce dei cittadini. Sarebbe interessante comprendere, inoltre, per gli esami diagnostici nel 2025, come sia stato rispettato il codice di priorità e quante visite specialistiche urgenti sono state erogate entro i tre giorni stabiliti dalla legge.”
Il declino della sanità territoriale e i tagli storici al sistema pubblico
Il problema delle liste di attesa si inserisce in un contesto più ampio di progressivo indebolimento dell’assistenza sanitaria pubblica, sia a livello locale che nazionale. Le statistiche relative ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta mostrano una costante riduzione del personale in servizio, legata all’alto tasso di pensionamenti e a un mancato ricambio generazionale.
A questo si aggiunge il bilancio dei provvedimenti adottati nell’ultimo decennio sul piano strutturale. Tra il 2010 e il 2020, il sistema sanitario nazionale ha registrato la chiusura di 111 ospedali e 113 reparti di Pronto Soccorso, accompagnata dal taglio di 37.000 posti letto. Questa contrazione dell’offerta pubblica ha inevitabilmente riversato una quota crescente di prestazioni verso le strutture private.
Le proposte dello SMI per bloccare la migrazione sanitaria
Per contrastare il fenomeno della migrazione sanitaria, che vede la Calabria tra le prime regioni per flusso di pazienti diretti verso gli ospedali del Nord Italia, lo SMI individua nella valorizzazione del servizio pubblico la chiave per garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute.
“Bisogna partire da queste evidenze e, allo stesso tempo, affrontare in modo strutturale le cause dell’ inefficienze delle aziende sanitarie, evitando di trasferire ulteriori prestazioni verso soggetti privati che impoverisce, di più, il SSN pubblico. Bisognerebbe invertire la tendenza e inaugurare una nuova fase della sanità in Calabria che permetta, finalmente, la fruizione di prestazioni ambulatoriali e di ricovero da parte dei cittadini. Nuovi investimenti per il SSN e il SSR, bloccare la fuga di professionisti e di prestazioni verso il privato, rimuovere i tetti di spesa per il personale medico e sanitario, sono queste le soluzioni a cui puntare. Senza una vera inversione di tendenza non vi sarà razionalizzazione che regga!”



