Le recenti vicende giudiziarie che vedono coinvolti l’avvocato Giacomo Saccomanno, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’ex magistrato Tommaso Miele, con ipotesi di reato che spaziano dalle pressioni per l’approvazione del progetto alla corruzione e alla rivelazione del segreto d’ufficio, aprono un nuovo capitolo nel dibattito sulla realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.
Secondo una nota diffusa dal Movimento No ponte Calabria, queste indagini svelerebbero la vera natura dell’opera, descritta come un gigantesco dispositivo economico-finanziario finalizzato a garantire commistioni tra pubblico e privato e profitti per le aziende coinvolte, nonostante le crescenti perplessità sulla sua sostenibilità.
Il movimento precisa che, pur nel rispetto del principio di garanzia e della cautela legata all’iter giudiziario, l’aspetto politico della vicenda appare evidente. L’opera viene contestata in quanto ritenuta priva di reale utilità per la collettività, concepita come uno strumento di propaganda che esclude i territori e altera gli equilibri democratici del Paese attraverso forzature normative, quali il Decreto Infrastrutture o le procedure di appalto senza bando di gara.
Le richieste di sospensione e i rilievi tecnici
I dubbi sul ponte sullo Stretto non arrivano solo dai movimenti territoriali, ma trovano riscontro anche nei rilievi espressi nel tempo da diversi organismi tecnico-scientifici. Le valutazioni e gli allarmi lanciati dalla Corte dei Conti, dall’ANAC e dalla stessa commissione VIA-VAS rappresentano, per i contestatori, motivi più che sufficienti per decretare l’immediata sospensione del progetto e la contestuale chiusura della Società Stretto di Messina.
L’accusa principale riguarda lo storno di ingenti risorse finanziarie, che secondo i movimenti sarebbero state sottratte da fondi e voci di bilancio originariamente destinati allo sviluppo del Mezzogiorno per essere dirottate su cantieri ritenuti fallimentari in partenza.
Le reali priorità del Mezzogiorno e la piazza dell’8 agosto
La posizione delle realtà associative calabresi e siciliane resta ferma sul rifiuto di un’opera considerata devastante per l’ecosistema locale e per l’esistenza stessa delle comunità dello Stretto. Viene ribadito che le priorità per il rilancio delle due regioni sono di tutt’altra natura e richiedono interventi urgenti in ambiti cruciali per la vita dei cittadini.
In cima all’agenda dei territori si collocano la messa in sicurezza dei territori dal punto di vista idrogeologico, il potenziamento della sanità pubblica, la creazione di occupazione stabile e lo sviluppo di infrastrutture sostenibili e realmente utili alla popolazione. Tra queste ultime, vengono indicati come prioritari il potenziamento del sistema di attraversamento marittimo e l’arrivo dell’alta velocità ferroviaria. Per riaffermare queste richieste e mantenere alta la vigilanza sulla gestione dei progetti, i comitati territoriali hanno confermato l’appuntamento per una grande manifestazione che si terrà a Messina il prossimo 8 agosto.



