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Solidarietà e burocrazia dopo la strage di Amendolara: l’arrivo dei familiari e il nodo del rimpatrio

Si muove la macchina della solidarietà e del supporto istituzionale dopo la drammatica strage di Amendolara, nel Cosentino. I familiari di tre dei braccianti rimasti vittime del tragico evento sono arrivati in Calabria. Ad accompagnarli all’obitorio sono stati i rappresentanti della comunità islamica e della Cgil territoriale, che si sono messi da subito a disposizione dei parenti dei lavoratori in questo doloroso momento.

I congiunti, tra cui un fratello e due zii delle vittime, si sono sottoposti all’esame del Dna. Si tratta di un passaggio drammatico ma necessario ai fini delle operazioni di identificazione e riconoscimento, indispensabili per il successivo rimpatrio delle salme nel Paese di origine.

L’impegno delle istituzioni e i nodi burocratici

Sul fronte istituzionale, le attività di supporto si sono attivate immediatamente per alleviare il peso economico del dramma sulle famiglie colpite. Nell’ultimo Consiglio regionale, il presidente Roberto Occhiuto ha annunciato la volontà della Regione di farsi carico interamente delle spese per il rimpatrio e dei costi del viaggio dei parenti delle vittime.

Tuttavia, secondo quanto si apprende, i tempi per il rientro in patria dei feretri potrebbero rivelarsi lunghi. A rallentare le procedure sono alcuni complessi aspetti burocratici e gli inevitabili accertamenti di natura medico-legale strettamente legati allo sviluppo delle indagini sulla strage.