Si apre un nuovo fronte di contenzioso istituzionale tra la Regione Calabria e lo Stato sul tema delle concessioni demaniali e balneari, con particolare riferimento alla norma che prevede la definizione di un modello nazionale unico per i bandi di gara. La Giunta regionale, su proposta del presidente Roberto Occhiuto, ha infatti deliberato la presentazione di un ricorso alla Corte costituzionale contro la disposizione contenuta nel decreto legge 32 del 2026, convertito nella legge 71.
Il nodo del bando nazionale per le concessioni
Al centro della contestazione vi è l’articolo che incarica il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di predisporre, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della norma, uno schema di bando-tipo nazionale per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, da sottoporre alla Conferenza Unificata per l’acquisizione di un parere. Secondo la posizione della Regione, tale impostazione ridurrebbe in modo significativo il ruolo delle amministrazioni regionali nella disciplina e gestione delle procedure di assegnazione delle concessioni.
Le contestazioni della Regione Calabria
Nel ricorso, la Calabria sostiene che la norma statale avrebbe invaso ambiti di competenza che la Costituzione attribuisce anche alle Regioni. In particolare, viene contestata la scelta di un modello centralizzato che, secondo l’impostazione regionale, avrebbe dovuto essere concordato con gli enti territoriali e non semplicemente sottoposto a parere.
La Giunta richiama inoltre una serie di principi costituzionali che ritiene violati dalla normativa, tra cui il riparto delle competenze tra Stato e Regioni, il principio di autonomia e quello di sussidiarietà, oltre ai profili legati all’autonomia finanziaria e amministrativa degli enti territoriali.
Il principio di leale collaborazione al centro del conflitto
Un ulteriore elemento evidenziato dalla Regione riguarda il principio di leale collaborazione tra istituzioni, ritenuto fondamentale nei casi di sovrapposizione di competenze. Secondo la tesi della Giunta regionale, la normativa statale non avrebbe adeguatamente attivato strumenti di concertazione con le Regioni, configurando così un possibile squilibrio nei rapporti istituzionali.
Con la delibera approvata si apre quindi un nuovo capitolo di confronto tra la Calabria e il Governo centrale, destinato a passare al vaglio della Corte costituzionale. La decisione si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sulla gestione delle concessioni demaniali, un settore da tempo al centro di interventi normativi e tensioni tra diversi livelli istituzionali.



